venerdì 17 dicembre 2010

PROIEZIONE DEL FILM "HOME"

MERCOLEDI 22 DICEMBRE 2010

Arco - Palazzo dei Panni
Ore 20.30


“Stiamo distruggendo l’essenziale per creare il superfluo”

Un documentario che percorre 54 paesi e 120 località, girato a scopo benefico. Immagini spettacolari per ricordare i rischi che corre il mondo, un pianeta che non ci appartiene ma a cui tutti noi apparteniamo, la casa di tutti, “HOME”, appunto : effetto serra, estinzione di specie animali e vegetali, esaurimento delle materie prime. Il film sara' proposto in lingua italiana.

Prima della proiezione sara' fatta una presentazione delle attivita' culturali proposte dall'Associazione in questo anno e mezzo di attivita'. Sono invitati tutti i soci e i simpatizzanti a partecipare per rivivere insieme questi momenti di coesione.

A chudere la serata gli auguri di Natale con panettone, spumante e succhi di frutta.





martedì 9 novembre 2010

GUIDO ROSSI: CRESCITA IMPOSSIBILE E FINE DEL PROGRESSO

Intervista di Carla Ravaioli a Guido Rossi – «il manifesto», 31 ottobre 2010.


Ripresa, rilancio della produzione, aumento del Pil, crescita... Questi sono gli strumenti insistentemente indicati da economisti, governanti, industriali, politici, per il superamento della crisi. Che ne pensa?

Il mio parere è molto preciso. Ritengo che ci sia veramente un errore di fondo nello scopo finale di tutte le politiche, che è quello del progresso economico. Come ha appena detto lei, gli economisti non pensano ad altro: aumentare produzione e produttività, a tutti i costi. Così quella che era la molla fondamentale del capitalismo, il progresso economico, è diventata molla fondamentale di tutti i sistemi; e al capitalismo di mercato si è aggiunto il capitalismo di stato. Vedi la Cina: dove accadono esattamente le stesse cose di sempre, a detrimento dei più deboli. Mentre dovunque quelli che Bobbio chiamava «diritti di seconda e terza generazione », con questa accelerazione del progresso economico a tutti i costi, vengono selvaggiamente conculcati. Come dice Robert Reich nel suo Supercapitalismo, «è stata sostituita la tutela dei diritti dei cittadini con la tutela dei consumatori».

Ormai lo scopo è quello di creare sempre più benefici per i consumatori a scapito dei tradizionali diritti al posto di lavoro, alla sicurezza sul lavoro, alla pensione. Noti che lo sviluppo economico come fondamento dell’attività umana è presente anche nell’ultima enciclica di Ratzinger; in cui si sostiene che la globalizzazione serve a un progresso economico che poi si diffonde tra tutti i popoli. Che non è vero. E non è vero che - come si dice - sono scomparse le ideologie. Di fatto se n’è creata una nuova, che ha ucciso tutte le altre.

E questo inseguimento forsennato della crescita continua mentre la crisi ecologica (conseguenza proprio di un produttivismo insostenibile, per quantità e qualità) sta toccato livelli di rischio difficilmente reversibili, come afferma l’intera comunità scientifica. Possibile che personaggi di tutto rispetto - potentissimi manager, grandi industriali, economisti di fama mondiale, ignorino tutto ciò?

Il fatto è che appunto il problema prioritario rimane sempre quello della crescita e dello sviluppo economico, a cui tutto il resto viene sacrificato. E, attenzione, vengono sacrificate non solo le questioni di cui parlava lei, ma anche problemi come la fame nel mondo. Che dal 2007 si fa sempre più grave: ora si parla di un miliardo di persone sottoalimentate; e nessuno se ne occupa. Veramente l’ideologia dello sviluppo economico cancella qualunque problema che riguardi qualità della vita e diritti umani, mentre crea guerre senza senso... Si crea una società di cui l’unico scopo è il dovere di crescere economicamente: d’altronde in base a parametri del tutto sballati, come il Pil, che non considerano affatto la qualità della vita.

Ma, anche dando per scontato che questi signori siano del tutto disinteressati al sociale, di che cosa credono siano fatti automobili, computer, cellulari, grattacieli, armi… Non gli passa par la testa che sono «fatti» di natura e che se la natura va in malora la stessa cosa capita alla loro produzione?

No, non gli viene in mente. E le spiego perché. Perché è un problema che riguarda il futuro, mentre il presente è quello della crescita, del profitto immediato...


E però anche questo viene messo a rischio dagli eventi più recenti. Quella del Golfo del Messico è una catastrofe economica quanto ambientale.

Non c’è dubbio. Anche su questo sono d’accordo. Quando arriva la catastrofe poi se ne accorgono. E allora che fanno? Insistono sugli stessi schemi che hanno provocato la catastrofe: non hanno altro in testa. La letteratura apocalittica descrive tutto questo. Alcuni libri del genere mi hanno spaventato. Come Portando Clausewitx all’estremo di René Girard, il quale dice: «il riscaldamento climatico del pianeta e l’aumento della violenza sono due fenomeni assolutamente legati». E questa confusione di naturale e artificiale è forse il messaggio più forte contenuto in questi testi apocalittici. Martin Rees, grande astronomo di Cambridge, con Our final Century (Il nostro secolo finale), dubita che la razza umana riesca a sopravvivere al secolo in corso, proprio perché sta distruggendo il pianeta. E cose simili le dice anche Posner nel suo libro Catastrofe: con una popolazione mondiale che, secondo i calcoli, nel 2050 ammonterà a più di 9 miliardi di individui, ci saranno tremendi rischi di carestia: la terra non può dare più di quello che ha.


E queste cose si sanno. Ci sono anche economisti che criticano in qualche misura il capitalismo, ad esempio le grandi disuguaglianze sociali, la distanza tra lo stipendio di un manager e il salario di un operaio... Però nessuno pensa di rimettere in discussione il sistema, sperano di poterlo emendare...


Perché l’ideologia non lo permette. È una fede. Questi sono dei talebani, non può farli cambiare... Ma il guaio è che questa sorta di riconoscimento del capitalismo come un dato di fatto immodificabile, sembrano ormai condividerlo anche a sinistra…
Certo, perché hanno scelto il riformismo, ormai quella è l’ideologia che ha vinto. Ed è un’ideologia che sta prendendo piede anche nelle religioni: non a caso ho citato l’ultima enciclica di Ratzinger.


Perché poi pensano che la crescita possa dare benessere a tutti quanti. Ma ormai è dimostrato che questo non accade. Se l’1% della popolazione del mondo detiene il 50% del prodotto...

Certo. Ma lei dimentica un’altra cosa. Che il 51%, e oramai anche più, della ricchezza mondiale è nelle mani delle grandi corporations, e a condurre l’economia non sono più gli stati: gli stati non contano più niente. Quindi chi comanda? Le grandi imprese. Hanno in mano la maggiore ricchezza del pianeta: devono sopravvivere e comandare. E allora... Guardi cosa succede alla delocalizzazione delle industrie che, pur di sopravvivere fanno di tutto, sconquassano le economie e i diritti e non gliene importa niente... L’arretramento della politica è dovuto proprio a questo fatto: che l’economia ha conquistato un predominio assoluto.


A questo punto le sinistre, che seppure faticosamente continuano a esistere, non dovrebbero considerare questa realtà, rifletterci su? Magari ricordando errori del passato; come il fatto che, per paura della disoccupazione tecnologica, il progresso l’hanno regalato al capitalismo: mentre la minaccia della crescita senza lavoro avrebbe potuto essere usata per ripensare l’intero rapporto tra produzione e vita... Ma hanno lasciato tutto in mano al capitale.


Dopotutto il progresso l’ha inventato lui… e se l’è tenuto ben stretto…


Be’ per la verità l’ha inventato la scienza....

La quale è comandata dalla stessa ideologia…

Anche perché hanno bisogno di finanziamenti... Però all’origine delle grandi trasformazioni tecnologiche c’è il pensiero di uno scienziato...

Non si può dimenticare comunque che non mancano intellettuali che discutono di queste cose... Amartya Sen ad esempio dice che non si può ridurre la democrazia al voto… che occorre una democrazia di larga discussione. E arriva a sostenere che con la discussione si eviterebbero le catastrofi naturali.

Le catastrofi naturali - come Lei ha detto con tutta chiarezza - non si evitano finché il prodotto continua a crescere. Perciò mi stupisco che neanche i pochi consapevoli della gravità della situazione ecologica, non trovino il coraggio di dire: basta crescere. Cioè basta capitalismo.

Basta capitalismo. Ma con che cosa lo si sostituisce?
Nessuno ha un’idea in testa. Questa è la verità.

Eppure forse oggi non sarebbe impossibile farsela venire. La globalizzazione è un fatto che nessuno più nega. E certo esiste una globalizzazione economica ... e una globalizzazione culturale operata dai mezzi di comunicazione di massa... Ma non esiste una globalizzazione politica.

E non esiste una globalizzazione giuridica tra l’altro. Questa è a grande differenza con la globalizzazione di tipo medioevale, regolata dalla famosa Lex mercatoria, una legge elaborata dai mercanti, non da un singolo stato: e per suomezzo il commercio funzionava. Adesso le grandi imprese lavorano tra di loro. Non c’è più una norma giuridica che ne disciplini i comportamenti: nei confronti della fame nel mondo, dello sfruttamento delle classi più povere, del lavorominorile, della sicurezza sul lavoro che secondo Tremonti è un lusso. E ovviamente nemmeno nei confronti del pianeta.

E questo non si deve anche al fatto che una volta le sinistre facevano opposizione, e ora non la fanno più? O quanto meno la fanno solo riguardo ad alcune situazioni; le quali d’altronde non possono essere risolte a prescindere dal contesto generale. Come si diceva, la globalizzazione è una realtà governata dal grande capitale. Ma nessuno tenta di regolarla, e nemmeno di capirla. Sinistre comprese.


Ma la ragione c’è. Le sinistre hanno continuato a ragionare fino a quando esisteva il comunismo, che costituiva un’ideologia contrapposta a quella del capitalismo, e in qualche modo proponeva delle soluzioni alternative. Dopo la caduta del muro di Berlino cambia tutto. Questa è la verità. La politica sparisce, l’economia ha il sopravvento e s’impone come politica. Le sinistre accantonano il marxismo.

Dunque una sinistra organizzata di qualche peso non esiste. Però (pongo anche a Lei una domanda rivolta ai precedenti intervistati) esiste una massa di movimenti, di piccole e grosse aggregazioni di base, che in complesso, sebbene separatamente, vanno denunciando le peggio iniquità e assurdità del nostro mondo, tutte in pratica riconducibili alla logica del capitale. Pacifismo, femminismo, ambientalismo, colti magari in un solo aspetto dei singoli problemi (acqua, nucleare, Afghanistan, donne violentate, precariato giovanile, ecc. ecc.): non crede rappresentino in complesso quella che potrebbe essere la base per un grande rilancio di un’opposizione valida? Ma le sinistre non ci provano nemmeno…

Non ci provano perché manca l’ideologia unificatrice. Il marxismo è nato quando il capitalismo da mercantile è diventato industriale, e Carlo Marx ha elaborato un’ideologia completamente nuova. In questi anni, analogamente, si è verificata una nuova rivoluzione, la rivoluzione finanziaria. Contro la quale occorrerebbe una nuova ideologia. Il brasiliano Unger, filosofo del diritto di Harvard, in un libro molto bello, Democrazia ad alta energia, dice che, invece di garantire quella finta libertà contrattuale che sta alla base della rivoluzione finanziaria, occorrerebbe un’autorità mondiale capace di imporre nuove regole, e creare così le basi di una struttura diversa, a dimensione globale.

Ecco, non le pare che le sinistre dovrebbero pensare qualcosa del genere, magari sollecitando un incontro tra i non pochi intellettuali di valore che hanno trattato la materia …Io da tempo penso a una Bretton Woods del XXI secolo...

Ma non basta più. Vuole la mia opinione? Rischiando l’accusa di leninismo? Bisogna fare la rivoluzione. La rivoluzione russa è quella che ha cambiato l’ideologia del capitalismo industriale. Qui se non c’è una rivoluzione vera cosa si fa?

Se lei parla di rivoluzione, tutti pensano subito ai cannoni… secondo il modello storico…


Che non è più possibile, ovviamente...


Appunto. Per questo parlavo di BrettonWoods, nel senso che occorrerebbe una iniziativa a livello mondiale, con l’autorità di imporre questi problemi, che sono noti ma non vengono affrontati.

Sì, la cosa dovrebbe partire dalle Nazioni Unite, l’ho scritto più volte…

Perché l’Onu dopotutto alcuni tentativi seri li ha fatti. A proposito di ambiente, sulla fine del secolo scorso ha promosso un paio di grossi convegni, molto più efficaci dei tanti che sono seguiti... E più volte, nei suoi Rapporti sullo sviluppo umano, ha preso posizione contro il consumismo, contro il Pil come misura di benessere, contro la guerra come soluzione dei problemi… E Ban Ki Moon si è spinto fino ad auspicare un contenimento del Pil…

Be’ sì. In fondo, dopo la dichiarazione dei diritti dell’Assemblea generale dell’Onu del ’48, qualcosa è accaduto: come dopo la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789. Solo qualcosa di simile potrebbe cambiare la situazione: una rivoluzione di tipo mondiale, organizzata dalle Nazioni Unite, in cui si ridefiniscano i veri diritti, i principi per una vita diversa da quella voluta dal potere economico, e quindi una vita orientata dalla politica e non dall’economia. Poi mi accuseranno di essere un utopista… Però io credo che l’utopia sia decisamente meglio dell’apocalisse: che è l’alternativa che ci aspetta.

Guido Rossi è stato ordinario di diritto commerciale nelle Università di Trieste, Ca' Foscari di Venezia, Pavia e Milano, ed Emerito nell'Università L. Bocconi, poi docente di Filosofia del Diritto nell'Università Vita- Salute San Raffaele. Presidente della Consob dall’81 all’82, eletto senatore per la Sinistra Indipendente nella X Legislatura (1987- 1992), ha promosso le legislazioni antitrust, sulle Opa e sull'insider trading. Nell’89 ha sovrinteso ad operazioni finanziarie come l'acquisizione del Credito Bergamasco da parte del Crédit Lyonnais. È stato alla presidenza Ferfin-Montedison, e in seguito una prima volta alla guida della Telecom Italia. Ha tutelato per un anno gli interessi della banca olandese Abn Amro. Nel maggio 2006 è diventato, in seguito a «Calciopoli», commissario straordinario della Federazione Calcio. Vi rimarrà solo tre mesi. Il 15 settembre 2006, dopo le dimissioni di Marco Tronchetti Provera, viene nominato di nuovo presidente di Telecom Italia, incarico che lascerà nell’aprile 2007. Nel 2008 è consulente della Fiat nel tentativo di rilanciare la società in crisi. È direttore della Rivista delle Società dal 1975. È autore di diversi volumi tra i quali «Trasparenze e vergogna. Le società e la borsa», Il Saggiatore, 1982; «Il ratto del Sabine», Adelphi, «Il conflitto epidemico», Adelphi; «Capitalismo opaco» (con Federico Rampini), Laterza, 2005; «Il gioco delle regole», Adelphi, 2006, «Il mercato d'azzardo », Adelphi, 2008; «Perché filosofia», Editrice San Raffaele, 2008.

mercoledì 3 novembre 2010

LE 10 STRATEGIE DELLA MANIPOLAZIONE MEDIATICA

Un Chomsky apocrifo. Alla maniera di Noam Chomsky vengono descritte le “10 Strategie della Manipolazione” sociale attraverso i mass media.


1 - La strategia della distrazione. 

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).


2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione.
Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.


3 - La strategia della gradualità
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.


4 - La strategia del differire. 
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.


5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini. 
La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).


6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.
 Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….


7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità
Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”). 


8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. 
Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti... 


9 - Rafforzare il senso di colpa. 
Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione


10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

FONTE:
www.visionesalternativas.com

lunedì 25 ottobre 2010

DALLA BUSA PER LE ALTERNATIVE

Ciao dalla Busa!!

Siamo a ricordarvi che mercoledì 27 ottobre 2010 alle ore 20.30 ci ritroviamo ad Arco (sopra la Polizia Municipale) per definire le ultime cose riguardo la trasferta di Trento a favore dell’alternativa all’inceneritore!
 
La manifestazione si svolge sabato mattina, dunque con molta probabilità faremo un pullman (da 31 oppure 50 posti) con partenza alle 9.00 circa con rientro alle 13.00. Come già comunicato, oltre alla nostra Associazione “La busa consapevole” hanno dato la propria adesione come gruppo anche “G.A.S. GOS”, gruppo di acquisto solidale di Bolognano, “Caffè letterario” gruppo con finalità culturali ed “EcoDem”, ecologisti democratici del Basso Sarca; se ci fossero altri gruppi interessati ad appoggiare questa causa sono pregati di farsi sentire al più presto per dare la propria adesione ufficiale.
 
Per la serata di mercoledì, aperta a tutta la cittadinanza anche solo per avere due informazioni in più, pensavamo di dividerci il lavoro per preparare alcuni striscioni e definire il numero preciso dei partecipanti, dunque vi aspettiamo con idee da sviluppare..
 
Rimaniamo comunque a disposizione per qualsiasi chiarimento.
 
MATTIA 3488688463
ANDREA 3473103618

sabato 16 ottobre 2010

DALLA BUSA PER L'ALTERNATIVA ALL'INCENERITORE

Buongiorno a tutti,

da ormai un anno a questa parte la nostra Associazione si è avvicinata ai movimenti che si sono creati a Trento contro la costruzione dell’inceneritore ed a favore di tecnologie alternative, meno inquinanti ed economicamente più vantaggiose. Si tratta di Nimby Trentino e del Comitato “Coordinamento Trentino Pulito”, il primo nato ormai agli inizi del 2000 e già attivo da parecchi anni, il secondo formatosi da liberi cittadini neppure un anno fa.

La serie di attività informative e di approfondimento effettuate in compagnia di vari esperti del settore, hanno ampiamente documentato come l’inceneritore non risolva, alla lunga, il problema dei rifiuti in Trentino, ma che la sua costruzione sia soltanto un dispendio di soldi ed energia utili alle tasche di pochi.
Esso infatti verrebbe costruito con i nostri soldi e sarebbe poi dato in gestione a privati per i successivi 20 anni. Ovviamente non è soltanto questa tesi che alimenta la voce del “no”, ma ci sono anche altri aspetti economici ed ambientali che sono, ancora oggi, considerati di poco conto.

Anche noi de “LA BUSA CONSAPEVOLE” nel nostro piccolo territorio Altogardesano, abbiamo cercato di allargare questi incontri a livello pubblico, cercando di dare ai nostri concittadini e politici, la possibilità di una riflessione sul tema dei rifiuti e dello smaltimento.
Due le assemblee organizzate a NAGO, una a fine aprile chiamata “SIAMO RICICLONI? DIFFERENZIARSI DIFFERENZIANDO” e una recente di ottobre, “RIFIUTI: QUALE FUTURO?”, in cui gli esperti hanno dimostrato come una raccolta differenziata più efficiente da parte dei cittadini con il metodo del “Porta a porta” e la “Tariffa puntuale” siano passaggi determianti a ridurre la produzione dei rifiuti; seguendo inoltre la tecnologia proposta dal “Centro di riciclo di Vedelago (TV)”  si potrebbe concretamente chiudere il ciclo dei rifiuti nel giro dei prossimi anni, garantendo nell’immediato futuro, sostenibilità economica ed un minor impatto ambientale.

Oltre a tutto ciò, abbiamo cercato di coinvolgere Assessori all’ambiente e le varie Amministrazioni locali, introducendo i risultati che in altre realtà d’Italia sono stati raggiunti con la differenziata, il porta a porta e la tecnologia di Vedelago; ciò ha portato alcuni membri delle Amministrazioni comunali di Torbole ed Arco ad effettuare una visita al centro riciclo, approfondendo di gran lunga le proprie conoscenze in merito. La cosa si è poi allargata a tutte le Giunte Comunali dell’Alto Garda, grazie anche alla determinazione dell’Assessore alle politiche ambientali di Nago Torbole Alberto Martinelli e del Gruppo di lavoro sulla differenziata istituito a Torbole.

Il nostro sentore, al di là di tutte queste positive notizie, è che una seria presa di posizione da parte delle varie amministrazioni locali risulti abbastanza difficoltosa ad oggi, frutto forse di logiche politiche provinciali che hanno influenzato parte della politica locale su questo tema, così ci ritroviamo ancora noi da parte cittadina, a dover dare un segnale ulteriore che riesca a smuovere sul nostro territorio sia la politica che i dubbiosi, ancora orientati all’inceneritore come unica alternativa.

Sull’onda della notevole affluenza all’ultimo dibattito proposto alla Casa della Comunità di Nago, vorremmo allargare l’invito che ci è stato fatto dal Coordinamento Tentino Pulito, a partecipare sabato 30 ottobre 2010 al corteo che sarà fatto a Trento per dire nuovamente no” alla costruzione dell’inceneritore e Si” alla valutazione delle tecnologie alternative (Vedelago in primis). Ad oggi il bando risulta aperto soltanto alle tecnologie d’incenerimento dei rifiuti e non, come dovrebbe essere, a tutte le tecnologie esistenti, in considerazione del presupposto iniziale ovvero quello di chiudere il ciclo dei rifiuti in Regione.

Per questo siamo a chiedervi la disponibilità di incontrarci il prossimo giovedì 21 ottobre 2010 alle ore 20.45 nella sala riunioni al primo piano sopra la Polizia Municipale di Arco (di fronte al Caffè Centrale, in fianco alla concessionaria Alfa Romeo) fra i vari movimenti locali, cercando di fare gruppo e di portare il nostro contributo alla causa, con un numero consistente di persone provenienti dalla “Busa”.


Contiamo sulla vostra partecipazione

Associazione culturale
LA BUSA CONSAPEVOLE
Movimento per la decrescita felice

MATTIA 348/8688463
ANDREA 347/3103618







giovedì 14 ottobre 2010

RIFIUTI: QUALE FUTURO? CONSIDERAZIONI FINALI

Gran successo per l’incontro sui rifiuti svoltosi a Nago martedì 12 ottobre 2010 e denominato “RIFIUTI: QUALE FUTURO?”.
Grazie ai presenti è stato possibile riempire la Casa della Comunità di Nago, con circa 150 persone provenienti non solo dalla “Busa” ma anche da Rovereto, Trento e valli limitrofe.
E’ stata l’ultima di tante occasioni per dimostrare quanto l’argomento dei rifiuti sia un tema sentito dalla cittadinanza Altogardesana e quanto mai attuale.
Gli interventi dei vari relatori hanno chiaramente evidenziato che, per risolvere il tanto evocato “problema dei rifiuti”, è necessaria una ferrea volontà da parte dell’Amministraizone pubblica ed un totale coinvolgimento della popolazione, connubio che già in parecchie realtà d’Italia ha portato a ottimi risultati, sia in termini economici che di coscientizzazione popolare.
Ponte nelle Alpi in provincia di Treviso e Colorno in provincia di Parma, illustrati dagli Assessori Orzes e Boschini sono soltanto un paio di esempi di Comuni che hanno scelto, con successo, la strategia delle “4 ERRE” e dell’obiettivo “rifiuti zero”.
Un approccio non calato dall’alto, ma nato dall’impegno civico e culturale di tutti, che ha avuto come pilastri portanti la conoscenza, l’approfondimento e la comprensione dei passi necessari al raggiungimento di tali obiettivi.
Come nella maggior parte dei casi un cambiamento (anche radicale), si basa su alcuni step, semplici ed economici, che la politca e le istituzioni molte volte complicano a dismisura, con giustificazioni e mancate prese di posizione; i punti cardini nel panorama dei rifiuti sono i seguenti:

RACCOLTA PORTA A PORTA SPINTA
E’ stato ampiamente documentato con dati statistici messi a disposizione da Natale Belosi (Ecoistituto di Faenza), che il sistema più consono alla riduzione dei rifiuti e riciclo dei materiali finalizzato ad un futuro sostenibile (economicamente ed ambientalmente), è quello della raccolta “porta a porta”, applicato a tutte le tipologie merceologiche: umido/organico, plastica, vetro, multimateriale e secco.
Si è inoltre evinto che una raccolta porta a porta fatta bene, alla lunga, porta ad una sensibile riduzione della Tariffa sui rifiuti

TARIFFA PUNTUALE
Non più una tariffa in base ai mq delle abitazioni, ma una tariffa per persona, capace di quantificare l’ammontare dei rifiuti pro capite e stabilire la tariffa più equa per la loro produzione. La tariffa va conteggiata in base alla quantità di rifiuto secco, perché quella destinata al riciclo dei vari materiali, viene già pagata nel momento in cui acquistiamo un prodotto (aspetto che non molti conoscono) tramite il contributo CONAI.

COINVOLGIMENTO DELLA POPOLAZIONE
Uno dei pilastri di questo nuovo paradigma, o forse antico, del quale ci siamo lentamente dimenticati, è il coinvolgimento popolare. Solo insieme ai cittadini si possono raggiungere stadi di conoscenza più avanzati e un approccio alla vita di comunità più conscio e responsabile. Questo per quanto riguarda la raccolta domiciliare.
Altro aspetto da non sottovalutare è il coinvolgimento di imprese ed aziende che operano sul territorio per facilitare il conferimento ed analizzare possibili problematiche e/o difficoltà

A queste tre tipologie d’intervento ne seguono altre due che sono la logica conseguenza di quelle introdotte in precedenza

ECO-CENTRO
L’Eco-centro funge da centro di raccolta ed è destinato a quei materiali che non è stato possibile conferire tramite la raccolta porta a porta. In questo luogo i cittadini potranno anche ricevere informazioni e consigli su eventuali dubbi e domande in merito al conferimento.

CENTRO DI RICICLO
A chiudere il cerchio vi è la costituzione di un centro riciclo simile al vicino esempio di Vedelago (introdotto dalla Signora Carla Poli, direttrice), ovvero un centro di raccolta dei materiali differenziati finalizzati alla vendita a ditte specializzate nella lavorazione di plastiche, vetro, carta, alluminio ecc..
Il rifiuto secco, ridotto al minimo da tutti i processi precedenti, tramite un impianto di estrusione e successiva lavorazione a freddo, viene trasformato in sabbia sintetica che permette più lavorazioni successive per la realizzazione di manufatti, calcestruzzo ecc...


Da quest’ultima lavorazione viene estratto all’incirca un 30% di rifiuto effettivamente non riciclabile, che si riduce ad una quantità talmente minima che disincentiva, nella maniera più assoluta, la costruzione di un’inceneritore di qualsiasi dimensione.
Anzi, se andiamo ad analizzarne la composizione, troviamo al suo interno, la contraddizione della nostra società civile moderna, che a inizio ciclo produce prodotti con dei materiali che non è più possibile recuperare.
A tal proposito dunque, sarebbe più consono contribuire a cercare di eliminare questo residuo alla fonte, tramite una produzione di materiali a ciclo di vita infinito e quindi recuperabili più e più volte.
Con l’evoluzione e lo sviluppo della tecnologia moderna, non è poi così arduo e utopico e sarebbe il gradino mancante che permetterebbe di chiudere il ciclo dei rifiuti, eliminando la minaccia di diossine e nano particelle nell’aria, oppure ceneri da smaltire a loro volta.




lunedì 11 ottobre 2010

TUTTO PRONTO PER L'EVENTO: "RIFIUTI: QUALE FUTURO?"

Cari amici, cari concittadini, ci siamo!!

Dopo tanto lavoro dell’ Associazione LA BUSA CONSAPEVOLE e il Movimento per la decrescita felice, dell’Assessorato alle politiche ambientali del Comune di Nago-Torbole e del Gruppo di lavoro sulla raccolta differenziata del medesimo Comune, domani sarà proposto l’evento

“RIFIUTI: QUALE FUTURO?”.


La serata è caratterizzata da 4 conferenze che tratteranno il sistema della gestione dei rifiuti, dalla raccolta, alla gestione, fino al loro trattamento finale. I relatori sono riconosciuti fra le personalità più qualificate d’Italia, i quali, nell’arco degli ultimi anni, hanno contribuito a rendere economicamente vantaggioso e competitivo il sistema della raccolta differenziata e del recupero dei materiali, in un’ottica di sostenibilità futura.


Ci saranno Natale Belosi (Direttore dell’Ecoistituto di Faenza), che paragonerà, con dati oggettivi, il sistema della “raccolta stradale” con quella “porta a porta”, evidenziando i limiti della prima ed i vantaggi della seconda, Ezio Orzes (Assessore all’ambiente nel comune di Ponte nelle Alpi –BL-) che illustrerà, in termini semplici e pratici, l’esperienza dell’Amministrazione Comunale di Ponte nelle Alpi ed i propri cittadini, che sono riusciti a passare da una raccolta differenziata del 23% a quasi il 90% attuale, vincendo tra l’altro nel 2008 e 2009 il Premio “Comuni ricicloni”; ci sarà anche Carla Poli (Direttrice del Centro riciclo di Vedelago –TV-), che descriverà il Centro Riciclo più all’avanguardia d’Italia, che arriva a riciclare il 95% dei rifiuti conferiti compreso il secco e che ha fatto di essi una preziosa risorsa da riutilizzare, creando valore e posti di lavoro; Marco Boschini (coordinatore dell’Associazione dei Comuni Virtuosi) che illustrerà la propria esperienza di riduzione dei rifiuti nel comune di Colorno dove lui è Assessore e quella dell’Associazione dei Comuni virtuosi, diventata una solidà realtà a livello nazionale.

Il capitolo è ampio e complesso e va analizzato a 360 gradi, per questo ci saranno degli interventi riguardo ad esperienze diverse fra loro, ma tutte finalizzate ad un unico obiettivo: quello di risolvere il problema tramite la filosofia della “4 ERRE”: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero, peraltro introdotta a livello Comunitario con una normativa dell’Unione Europea.

Lavorando per la realizzazione dell’evento, abbiamo più volte avuto l’occasione di stare in mezzo alla gente, abbiamo parlato con i nostri concittadini ed ascoltato le varie esperienze, comprendendo l’approccio della nostra popolazione in merito ai rifiuti; ben presto ci siamo resi conto che tutti sono consci del problema che essi rappresentano (forti anche della tragica esperienza della discarica della Maza), ma ci sono delle evidenti carenze in ambito informativo e di coinvolgimento popolare.

Siamo divisi fra i convinti che un impianto di incenerimento possa risolvere i problemi e quelli invece che aprono le porte a tecnologie alternative, non avendo delle basi solide per poterle supportare, complice anche il sistema dell’informazione in Italia.

Oggi siamo ad un passo, ad una svolta che deciderà il futuro nostro e delle prossime generazioni.
Possiamo ad oggi puntare a tecnologie pulite, economicamente sostenibili e durature nel tempo, che garantiscano in futuro, un territorio più salubre, sano e rispettoso della vita di ogni specie vivente.

E’ inutile ed inopportuno dare ai rifiuti un colore politico o, peggio, una posizione ambientalistica della questione, ma riteniamo che questo approccio debba considerarsi come una responsabilità individuale che,  messa a servizio della società, possa contribuire al recupero di quell’approccio culturale necessario al cambiamento e al rinnovamento, per riparare finalmente ai troppi errori commessi da una scarsa considerazione del problema da parte di amministrazioni pubbliche e popolazione.

Vi aspettiamo dunque per domani, martedì 12 ottobre 2010, alle ore 20.00 alla Casa della Comunità di Nago.

A presto

ASSOCIAZIONE
LA BUSA CONSAPEVOLE

lunedì 4 ottobre 2010

RIFIUTI: QUALE FUTURO?

Buongiorno a tutti,
la cittadinanza e le Amministrazioni Comunali dell'Alto Garda sono cordialmente invitate all'evento "RIFIUTI: QUALE FUTURO?", proposto dall'Assessorato alle politiche ambientali del Comune di Nago Torbole, dal gruppo di lavoro costituitosi in seno ad esso e dalla nostra Associazione, supportato dal movimento per la decrescita felice. 


L'incontro è finalizzato ad approfondire la tematica dei rifiuti, dalla produzione, alla gestione, fino al loro smaltimento. I relatori sono fra le persone più esperte e qualificate di tutta la penisola italiana e porteranno dati ed esperienze vincenti sviluppate sul territorio nazionale. Un'occasione unica per comprendere a 360 gradi il senso e i vantaggi del sistema della raccolta differenziata e riciclo dei materiali, finalizzato a trasformare quello che oggi definiamo rifiuto, in preziosa risorsa da riutilizzare.

Contiamo sulla vostra pesenza, appuntamento per martedì 12 ottobre 2010 presso la Casa della Comunità di Nago, alle ore 20.00

A presto





   

martedì 31 agosto 2010

C'E' BISOGNO DI EFFICIENZA, NON DI NUCLEARE

La popolazione è cordialmente invitata domenica 5 settembre 2010 alle ore 20.30 ad Arco presso Palazzo Panni (Biblioteca) per la seguente conferenza:


C'E' BISOGNO DI EFFICIENZA, NON DI NUCLEAREIl nucleare italiano alimenterebbe gli sprechi, non i bisogni. 
Un uso razionale dell'energia serve anche a rendere più competitive le fonti rinnovabili


in compagnia di MASSIMO DE MAIO
socio fondatore del Movimento per la decrescita felice e Presidente di Fare Verde
-ingresso libero-




sabato 14 agosto 2010

GAZEBO INFORMATIVO DURANTE IL B.DAYS FESTIVAL DI RIVA DEL GARDA

Riva Del Garda
14-15 agosto 2010

La nostra Associazione sarà presente al B.DAYS festival organizzato dall'Associazione Warning, momento in cui ricordare il compianto amico Alessio "Brighi" Brighenti.
Come l'anno scorso istituiremo un punto informativo che approfondisca alcune tematiche ambientali e di libera informazione. Vi aspettiamo numerosi.
LBC staff

giovedì 20 maggio 2010

FESTIVAL DELL'INFORMAZIONE AL VIA: 22/23 MAGGIO 2010 - ARCO (TN)

Ormai ci siamo, stiamo aggiustando gli ultimi dettagli per proporvi un festival che sappia unire cultura e divertimento!
Al via sabato con un momento in compagnia di 2 gruppi di acquisto, il GAS GOS di Bolognano e La Credenza di Trento in cui approfondire le conoscenze nel consumo etico e la filosofia della cooperazione; seguirà una mezz'ora con Stefania Loia, insegnante, che proporrà la storia dei rifiuti in diapositive, dalle origini, in cui il rifiuto era semplicemente "organico", ai giorni nostri, sommersi da plastiche e prodotti di ogni genere. Chiuderà il sabato la conferenza di Andrea Bertaglio, giornalista per Terranauta e Terranuova, socio fondatore con Pallante del movimento per la decrescita felice, che parlerà di alternative all'attuale modello sviluppo, unico fino ad ora concepito.
Fine delle conferenze e via alla musica: il Duo TAK TIROL accompagnerà l'aperitivo a base di spritz con musiche trentine d'altri tempi per momenti di allegria collettiva. Seguiranno i concerti dei gruppi MASSIVA di Dro, i THE SQUIRTIES di Trento e i noti BABAMANDUB di Rovereto. Fine dei concerti ore 01.00.
La domenica apriranno le conferenze Flavio e Cristina Pederzolli della Solerbe farm di Lasino, che illustreranno le piante officinali utili alla salute e alla cura del corpo e il Dott. MArco Brazzo, che insegnerà come conoscere il proprio corpo mediante le cinque leggi biologiche.
Pastasciutta per tutti a mezzogiorno e dalle 14.00 e durante il pomeriggio, partiranno i corsi gratuiti di autoproduzione aperti a tutti per imparare a produrre dentifricio, cosmetici naturali e borse in batik.
Sempre nel pomeriggio ci sarà la compagnia di Padre Adriano Sella e Alberto Berrini che tratteranno il consumo critico, il boicottaggio e il sistema economico attuale.

A chiudere l'ospite d'onore, il sempreverde Giulietto Chiesa, ex Europarlamentare, giornalista e scrittore, famoso in tutta Europa per la critica al sistema dell'informazione attuale e per le varie inchieste aperte negli ultimi anni, come quella dell'11 settembre 2001.

Ancora una volta un gruppo aperitivo, questa volta Arcense del conosciuto Roberto Feliciano con il gruppo "I non è cabaret". Chiuderanno i tre concerti dei THE FANATICS di Verona, i THEE VICARS del Regno Unito e dei THE GOOD MOOD di Padova.
I parcheggi disponibili per il festival, oltre al ponte di Arco, saranno quelli della piscina di Prabi, quelli sul lato opposto del Fiume Sarca adiacenti alla rotonda dei Frati Cappuccini e quello leggermente più distanziato di Massone. In caso di pieno ovunque potremo usufruire del parcheggio dell scuole enaip di Arco

Per chi decidesse di venire in bicicletta, ci sarà un parcheggio all'interno del festival (portate comunque il lucchetto!!)

Vi aspettiamo numerosi, è un momento completamente APARTITICO E SVINCOLATO DALLA POLITICA e soprattutto senza NESSUNO SPONSOR!

A presto
LBC staff

mercoledì 12 maggio 2010

IL PRE FESTIVAL

Manca ormai poco più di una settimana al FESTIVAL DELL'INFORMAZIONE INDIPENDENTE ed il programma è ormai definito. Vi invitiamo a collegarvi al seguente link evisualizzare il sito dedicato al FESTIVAL.






Ricordiamo inoltre che per i prossimi due mercoledì 12 e 19 maggio 2010 saranno aperte le porte dell'Associazione per eventuali collaborazioni, consigli e supporto.
Gli incontri dalle ore 20.30 si terranno ad Arco, presso il primo piano sopra la Polizia Municipale (di fronte al Caffè Centrale). Vi aspettiamo



LBC staff

giovedì 29 aprile 2010

IL "FESTIVAL DELL'INFORMAZIONE INDIPENDENTE"

In parte finanziato dal Piano giovani di zona del C9, il festival proporrà conferenze e relazioni che verteranno temi come attualità, libera informazione, sviluppo etico ed educazione ambientale, con l'obiettivo di favorire momenti di incontro, crescita, partecipazione e socialità. Durante la manifestazione ci saranno approfondimenti legati alla decrescita e agli stili di vita alternativi, oltre a dare visibilità ai gruppi di acquisto solidale locali (G.A.S.), al sistema della cooperazione e degli acquisti intelligenti. Verranno allestiti, inoltre, laboratori di autoproduzione e il servizio di animazione per bambini. La libreria ufficiale del Festival incentiverà la lettura di libri, ed i vari gazebi faranno da cornice alla manifestazione, i cui principi sono quelli della coesione sociale e della cittadinanza attiva. Al seguito delle conferenze ci sarà divertimento e musica, in compagnia di giovani gruppi locali emergenti, insieme ad altri già affermati. Un mix di cultura e divertimento, nel quale approfondire conoscenze e relazioni, per un approccio alla vita più sano e consapevole.

LBC staff

martedì 13 aprile 2010

L' ANTE-FESTIVAL

CONFERENZA STAMPA
martedì 20 aprile 2010
ore 20.30

LUOGO:
Arco, Loc. S.Giorgio
Sala riunioni “Circolo S.Giorgio”

OGGETTO:

Presentazione ufficiale del
“FESTIVAL DELL’INFORMAZIONE INDIPENDENTE”
22/23 MAGGIO 2010 – ARCO (TN)


DESCRIZIONE:
L’evento in questione, in parte finanziato dal “Piano giovani di zona” del comprensorio C9, proporrà conferenze e relazioni che tratteranno temi quali attualità, libera informazione, sviluppo etico ed educazione ambientale e si propone di favorire momenti di incontro, crescita, partecipazione e sviluppo sociale.
Sono previste 6 conferenze durante le due giornate, fra cui quelle di un noto giornalista, scrittore ed ex Europarlamentare e di un regista cinematografico italiano. A seguire divertimento e musica in compagnia di gruppi locali che si esibiranno pubblicamente sul proprio territorio, insieme ad alcuni altri già famosi ed affermati. Durante lo svolgimento del festival verrà istituita una libreria che incentivi la lettura, insieme ai vari gazebi informativi; inoltre sarà presentata la rete dei Gruppi di acquisto solidale e proposti corsi di autoproduzione gratuiti.
Un mix di cultura, divertimento e musica, che incentivi conoscenze e relazioni, che approfondisca i diversi punti di vista,valorizzando un approccio alla vita più maturo e consapevole.

SONO INVITATI SOCI, COLLABORATORI, SIMPATIZZANTI, AMICI E CURIOSI!!

SIAMO RICICLONI? "DIFFERENZIARSI DIFFERENZIANDO"

mercoledì 7 aprile 2010

NEW MORE ISLAND, L'ISOLA CHE NON C'E' PIU'

Nonostante gli avvertimenti della comunità scientifica internazionale, gli effetti dei cambiamenti climatici non tardano a verificarsi. Certo, la sparizione di piccole isole come New Moore Island o di atolli in mari tropicali può non interessare le masse di consumatori globali. Ma prima che migliaia di persone siano costrette a migrare, forse sarebbe meglio iniziare a pensarci.
di Andrea Bertaglio
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New Moore Island, piccola isola della Baia del Bengala a sud di Calcutta, è scomparsa per inabissamento in queste ultime settimane. Questo fatto, confermato dagli oceanografi e riscontrabile anche inserendo il nome sul Google Maps - che indica ora un punto in mare aperto - secondo gli esperti è dovuto ai sempre più numerosi tifoni ed uragani, all’aumento della salinità dei mari e soprattutto ai cambiamenti climatici (per chi ancora non lo sapesse responsabili dell’innalzamento della temperatura media a livello globale, non del fatto che faccia più caldo in estate o in inverno) verificatisi negli ultimi decenni. Anche l’erosione, che minaccia molte altre isole ed atolli, ha avuto un ruolo fondamentale nella sparizione di New Moore, che era in gran parte a 2 metri sopra il livello del mare e che quindi non può essere scomparsa per il solo innalzamento delle acque.

Conosciuta anche con il nome di Purbasha e di South Talpatti, quest’isola riusciva dal 2000 al 2009 (ossia da quando si sono iniziati a rilevare via satellite questi “cambiamenti”) a riemergere solo in casi di marea estremamente bassa. La scorsa settimana, invece, Sugato Hazra, direttore della scuola di studi oceanografici dell’Università di Jadavpur, ha affermato al giornale ‘Times of India’: “Non c’è più traccia dell’isola. Dopo aver studiato le immagini del satellite, ne ho avuto riconferma anche da gruppi di pescatori”.

Chissà, forse ciò può avere i suoi effetti positivi, se non altro a livello di diplomazia e di conflitti fra Paesi che, come l’India ed il Bangladesh nel caso di New Moore, si contendono da decenni zone di terra emersa per motivi più o meno validi. “La diplomazia del global warming - afferma ironicamente Beppe Grillo sul suo blog - potrebbe cambiare il mondo. Far scomparire le Falklands per riavvicinare Argentina e Gran Bretagna, sprofondare l’isola Sachalin per evitare ogni tensione tra Giappone e Russia, sommergere Cipro per rasserenare Turchia e Grecia… porterebbe alla riduzione di motivi di scontro fra nazioni.

Sta di fatto che su queste isole, per piccole che siano, spesso vivono delle persone. O nel caso di quella che ora è un’altra no more island, Lohachara, ci vivevano. Sempre Hazra afferma che nessuno viveva su New Moore, mentre nel caso di Lohachara (situata nell’estuario del fiume Hooghly e scomparsa sotto le acque nel 1996) ci vivevano 4.000 persone che, ovviamente, si sono dovute trasferire altrove.

Il Golfo del Bengala, dove si trovano le isole in questione, è posto tra la penisola indiana e l’Indocina, appartiene all’Oceano Indiano e su di esso si affacciano Sri Lanka, India, Bangladesh, Birmania, Thailandia, Malesia, Singapore ed Indonesia. Anche le Maldive, atollo particolarmente a rischio in tale contesto, si trovano nella stessa (enorme) baia, e non è da escludere che anche le isolette sogno di così tanti occidentali amanti delle vacanze ‘esotiche’, possano inabissarsi definitivamente come New Moore.
Forse, quando anche le mete turistiche di europei ed americani inizieranno a sprofondare, si inizieranno a prendere sul serio questi discorsi. Ma probabilmente si dovrà aspettare che anche le nostre città (pensiamo appunto a Venezia) debbano subire la stessa sorte. E consideriamo che l’Italia è un Paese con migliaia di chilometri di coste, con molte isole simili a New Moore (l’isola di Montecristo, per esempio, è delle stesse dimensioni). Anche se non c’è bisogno di allontanarsi troppo dalle coste per vedere gli effetti del global warming: basterebbe guardare i nostri ghiacciai alpini (principale riserva di acqua europea) e di come si stanno ritirando di anno in anno.

Ma come fare, quando vertici come quello di Copenhagen si rivelano completamente inutili, o quando lo stesso governo italiano ritiene barzellette la questione dei cambiamenti climatici? Staremo a vedere. Intanto, tornando al Bangladesh, secondo le Nazioni Unite il 17% del Paese sarà sommerso entro il 2050, a causa del climate change. Saranno anche queste barzellette? Speriamo.
Nel frattempo sarebbe utile iniziare a pensare che le nostre azioni ed i nostri comportamenti, in generale, possono avere effetti che si manifestano anche molto lontano dai nostri occhi.
Ma soprattutto che ridurre le emissioni di gas serra, anche per i più scettici, significherebbe ridurre i costi: dai risparmi sulle bollette a quelli a livello fiscale, visto l’enorme prezzo di trovate come quella dell’occupazione in Iraq. E ancora, migliorare la qualità di vita e le condizioni di salute, ad esempio riducendo la possibilità di contrarre cancri, tumori e leucemie (malattie aumentate in Italia in 20 anni del 10, 20, 40%, ricordava “L’Espresso” in un articolo già nel 2007).

Se non interessa la sorte di luoghi (per ora) lontani da noi e dalle persone (ed animali) che ci vivono sopra, dovremmo almeno iniziare a badare a ciò che ci circonda: valutando gli effetti che traffico automobilistico, impianti di riscaldamento, centri urbani congestionati, nuovi strumenti tecnologici di cui si ignorano i danni a lungo termine, devastazione dei suoli, discariche, inceneritori, sostanze nocive utilizzate in agricoltura ecc. hanno su ciò che mangiamo, beviamo e respiriamo. Soprattutto perché altre tecnologie si potrebbero utilizzare già da oggi - ed altri stili di vita sarebbero adottabili da questo stesso istante - con i relativi benefici anche per l’economia, tanto cara a chi di queste ’sciocchezze’ non si vuole occupare.
FONTE:
http://www.terranauta.it/a1982/cambiamenti_climatici/new_moore_island_l_isola_che_non_c_e_piu.html