mercoledì 14 dicembre 2011

LE SCOMODE VERITA' DI NIGEL FARAGE AL PARLAMENTO EUROPEO

NIGEL FARAGE:
Le battaglie di Nigel Farage sono in difesa delle sovranità nazionali. Il 16 novembre 2011 ha denunciato, al parlamento europeo, ciò che ritiene essere il ribaltamento dei governi italiano e greco, per instaurare "Puppet Government", cioè governi fantoccio, accusando, tra gli altri, il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy di non essere mai stato eletto per rappresentare 500 milioni di persone. Farage è anche attivo nel denunciare le modalità attuative del Trattato di Lisbona che non hanno visto coinvolti direttamente i popoli europei.


CHE FINE FARA' LA SOVRANITA' DELLO STATO ITALIANO? CE LO SPIEGA IL BANCHIERE MARIO MONTI

“L’unione si ottiene con la cessione delle sovranità da parte degli stati membri a favore dell’UE”. Sorge spontanea una domanda: chi gli ha dato il diritto di cedere le nostre sovranità all’Europa?


venerdì 2 dicembre 2011

ARMI BIOLOGICHE. IN OLANDA UN VIRUS LETALE CREATO IN LABORATORIO


Una vera e propria arma biologica è quella che è stata creata in un laboratorio in Olanda. I ricercatori dell'Erasmus Medical Centre di Rotterdam (Paesi Basi) hanno prodotto infatti una variante estremamente contagiosa del virus dell'influenza aviaria H5N1 capace di trasmettersi facilmente a milioni di persone, scatenando, così una pandemia.

Secondo quanto ha dichiarato il virologo Ron Fouchier, coordinatore delle ricerche, sono sufficienti 5 modificazioni genetiche per trasformare quello che è originariamente un virus poco contagioso - che fino ad oggi ha ucciso 500 persone - in un agente patogeno molto pericoloso. Lo stesso Fouchier avverte che qualora il super virus finisse in mani sbagliate, avrebbe tutte le potenzialità per diventare una vera arma biologica.

I ricercatori che hanno prodotto la variante geneticamente modificata dell'H5N1 vogliono ora che il lavoro venga pubblicato, ma la comunità scientifica si oppone e molti sollevano dubbi sull'opportunità dell'esperimento. Quest'ultimo - condotto sui furetti, che sono ormai divenuti il modello animale di prima scelta per i test sui virus influenzali - fa parte di una ricerca internazionale più ampia per comprendere meglio l'H5N1.

Come si legge sul quotidiano britannico Daily Mail, il virologo che ha coordinato lo studio è consapevole che presto potrebbe scatenarsi su di lui una tempesta mediatica. Lo scienziato, tuttavia, non intende fare marcia indietro: ammette che il virus creato è “uno dei più pericolosi che si possano ottenere”, ma è lo stesso deciso a voler pubblicare l'esperimento.

E intanto, mentre nei laboratori di Rotterdam viene creato un "super virus", in un inceneritore del Magdeburgo in Germania si stanno bruciando 16 milioni di dosi scadute del vaccino contro la suina. Ad essere incenerito è l'85% della fornitura, costata 239 milioni di euro.

venerdì 11 novembre 2011

DA PAPPONI E TROIE A BANCHIERI AFFACCENDATI: A CHI STIAMO CONSEGNANDO L'ITALIA?!

Sembra ormai papabile la nomina di Mario Monti come successore di Berlusconi alla guida del nuovo governo tecnico. Ma chi è Mario Monti e dove spunta il suo nome? Chi è quest’uomo a cui sarà affidato il destino dell’Italia?

Mario Monti è un economista, è stato rettore della Bocconi di Milano e ha ricevuto molti incarichi di rilievo in commissioni governative e parlamentari. 

Fin qui nulla di strano, ma Monti si è dato da fare anche in campo internazionale, ed è proprio qui che cominciano le perplessità:

E' infatti Presidente europeo della Commissione Trilaterale, gruppo fondato negli anni ’70 da David Rockefeller (banchiere statunitense, massone e una delle personalità più ricche ed influenti del Pianeta), Henry Kissinger ed altri dirigenti del Gruppo Bilderberg

E’ bene sapere che la Commissione Trilaterale conta più di 300 fra uomini d'affari, politici ed intellettuali Europei Giapponesi e Nord Americani e ha come obiettivo dichiarato quello di promuovere una “cooperazione più stretta” tra queste tre aree. Mario Monti c’è!!

Inoltre Monti è uno degli invitati del Gruppo Bilderberg, un incontro annuale non ufficiale a cui partecipano oltre 100 personalità mondiali influenti in campo economico, politico e bancario. I partecipanti trattano temi globali, economici, militari e politici. Ha partecipato anche all’ultima riunione del gruppo in Svizzera lo scorso giugno 2011 insieme a Giulo Tremonti. Ed anche qui Mario Monti c’è!!

Infine egli funge da International advisor per Goldman Sachs, una delle più grandi ed affermate banche d’affari del mondo. E’ curioso il fatto che, secondo Milano Finanza sia stata proprio Goldman Sachs ad innescare l’ondata di vendite di Btp, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d’oltreoceano”. Tradotto, la Goldman Sachs ha deciso di mandare in crisi il sistema Italia per sbarazzarsi di Berlusconi e far così spazio al nuovo! Ed anche qui Mario Monti c’è!!

Altra curiosità: nei primi anni ’90 quando l’italia era alle prese prese con altre difficoltà di tipo economico e l’incubo fallimento, si parlò di un gruppo di salvezza nazionale: chi erano i componenti di quest’ultimo? Sembrerà incredibile, ma si trattava proprio di Mario Monti, oltre a Giuliano Amato, Romano Prodi e Mario Draghi, le stesse personalità alle quali è affidata la responsabilità per il recupero della credibilità. Mario Monti dunque c’è!!

E allora questo "Mario Bilderberg Monti" che cosa combinerà? Sarà la chiave per uscire da questa crisi economica e d’identità nazionale o farà il faccendiere per le persone che hanno come obiettivo la disfatta degli stati nazionali per far posto ad unico governo mondiale? A voi le considerazioni in merito.


Per chi invece non conoscesse il peso e lo spessore di David Rockefeller, pubblichiamo qui di seguito alcune sue interessanti dichiarazioni in merito al golpe silenzioso messo in atto da lui e dalle persone più influenti del Pianeta: 

"Ci stiamo avvicinando ad un cambiamento globale, l'unica cosa di cui abbiamo bisogno è la crisi delle superpotenze che poi si dilagherà in tutto il mondo; solo allora sarà accettato un unico governo mondiale"

"Sono molto riconoscente ai direttori del Washington Post, del New York Times e del Time Magazine per avere presenziato alle nostre riunioni (Gruppo Bilderberg) e avere rispettato la promessa di assoluta discrezione e riservatezza a riguardo per quasi quarant'anni. Sarebbe stato impossibile lo sviluppo della nostra società sotto la luce dei riflettori in tutti questi anni. Sono certo che il mondo odierno sia pronto alla progressione unanime verso la creazione di un solo grande governo mondiale. Si tratterà di un'entità sovranazionale controllata da un'élite intellettuale e imprenditoriale accuratamente scelta, la gestazione sarà in mano alle banche. Credo che questo mio progetto sia di gran lunga preferibile all'auto-determinazione nazionale esercitata in tutti questi secoli. (Convegno del Gruppo Bilderberg del giugno 1991 a Baden, Germania)"

Hernry Kissinger infine dichiarò: "Quello che ogni uomo teme è l'ignoto. Quando questo scenario si presenta si rinuncia volentieri ai propri diritti in cambio della garanzia del proprio benessere assicurata dal Governo Mondiale (Henry Kissinger, Evian, Francia, 1991)"
QUI SOPRA I MEMBRI DELLA COMMISSIONE TRILATERALE



venerdì 28 ottobre 2011

DAL 2012 STOP ALL'ALLEVAMENTO DI GALLINE IN BATTERIA

Dal 1 gennaio 2012 entra in vigore il divieto relativo alle gabbie non modificate (gabbie in batteria) per le galline ovaiole, nonché lo stop al commercio delle uova provenienti da galline in batteria. La Commissione europea rammenta agli Stati membri le loro responsabilità e si prepara ad adottare gli opportuni provvedimenti contro coloro che venissero meno all'obbligo di ottemperare alla pertinente legislazione comunitaria.


 
L'applicazione di questa direttiva non introdurrà un cambiamento eclatante nella vita di questi volatili che saranno comunque costretti a vivere nelle gabbie e a produrre uova per soddisfare noi uomini, ma garantirà loro sicuramente delle condizioni di vita leggermente migliori. 

Non dimentichiamoci che attualmente milioni di galline ovaiole vivono in gabbie di batterie; questo tipo di allevamento prevede ventilazione e luce forzata (creandogli diversi problemi alla vista) per far sì che la produzione delle uova aumenti. 

Vivono in spazi più piccoli di un foglio A4 che gli provocano innumerevoli danni: fratture alle ossa, disformismo, osteoporosi. Non possono aprire le ali, farsi bagni di terra, appollaiarsi, deporre uova in un nido. I pulcini maschi, appena nati, vengono separati dalle femmine, triturati vivi, smaltiti come rifiuti o farine di carne, poiché improduttivi. A causa della reclusione impazziscono, presentano comportamenti di tipo violento, diventano cannibali e per questa ragione gli allevatori tagliano loro il becco e somministrano tranquillanti

Purtroppo dalla nuova direttiva si evince che il debeccaggio sarà ancora consentito per prevenire sia il cannibalismo che la plumofagia (patologia comportamentale che spinge gli uccelli in cattività a strapparsi le penne o a strapparle ai loro compagni) purché la mutilazione sia effettuata da personale qualificato su pulcini di età inferiore ai 10 giorni di vita. 

L'unica cosa che possiamo fare, mentre attendiamo che la nuova direttiva entri in vigore, è firmare la petizione e non incentivare il commercio delle uova provenienti da allevamenti in batteria che possiamo facilmente riconoscere controllando il primo numero del codice posto sull'uovo: 3 per le galline in batteria, 2 per le galline allevate a terra, 1 per quelle allevate all'aperto, 0 per le uova biologiche da prediligere in assoluto se ancora non abbiamo eliminato dalla nostra dieta questo alimento. Fonte: IlCambiamento

lunedì 24 ottobre 2011

CON LA MORTE DI GHEDDAFI IL GAS E IL PETROLIO VA AI FRANCESI

Gheddafi è morto e ora una domanda sorge spontanea: tutto il petrolio e il gas disponibile in quali mani finiranno? 

Probabilmente non in quelle italiane bensì in quelle francesi. La sporca guerra per l’oro nero, innescata da Sarkozy e malamente appoggiata dagli italiani, dunque, si conclude con la morte del dittatore e con l’apertura di nuovi scenari sull’approvvigionamento energeticoAppena due giorni fa su Investir la notizia che la francese ha investito 30milioni di dollari fino al 2015 per la modernizzazione delle infrastrutture petrolifere e gasiere, così come dichiarato da Christophe Lecourtier, direttore generale dell’agenzia Ubifrance. L’obiettivo è portare la produzione di petrolio libico a 3 milioni di barili al giorno.

Dal sito Investir.fr si legge:
Total è in trattative con i leader della transizione Consiglio nazionale libico (CNT) per espandere la propria attività a livello locale e prevede di sviluppare un’attività sul gas naturale liquefatto (GNL).

All’Italia resta il gas che arriva attraverso Greenstream riaperto una settimana fa da Eni.
Fonte: EcoBlog

AFGHANISTAN, L'ABU GHRAIB ITALIANA

Un rapporto dell'Onu denuncia le torture ai detenuti della prigione di Herat ricostruita dagli italiani.

La prigione provinciale di Herat diretta dal generale Abdul Sadiq è stata ristrutturata e modernizzata con finanziamenti italiani (91 mila euro) e le sue celle sono piene di presunti talebani catturati dai soldati italiani.

Alla cerimonia di inaugurazione della nuova struttura nel marzo 2010, cui presenziarono il generale italiano Alessandro Veltri e il colonnello Claudio Dei, il ministro afgano della Giustizia, Abidullah Ghalib, disse: "Un Paese sicuro è un Paese che investe nella giustizia, e grazie a questo progetto di cooperazione tra il governo e il comando regionale Isaf i prigionieri potranno seguire corsi di avviamento professionale che li aiuteranno a reinserirsi nella società con migliori prospettive di vita".

Belle parole, drammaticamente in contrasto con la realtà denunciata da un rapporto dell'Onu, che descrive le sistematiche torture inflitte ai detenuti da parte degli agenti dei servizi segreti afghani, il National directorate of security (Nds). Il rapporto parla di "un approccio alla tortura altamente organizzato", secondo una procedura standard riferita da almeno dodici prigionieri.

I detenuti, solitamente molto giovani, vengono prelevati dalle loro celle durante la notte, bendati e con le mani legate dietro la schiena, e portati nella stanza degli interrogatori. Per estorcere loro confessioni e informazioni vengono sbattuti a terra e picchiati sulla schiena e sulle piante dei piedi con cavi elettrici che provocano lacerazioni. Dopodiché, con i piedi sanguinanti, vengono costretti a correre per diversi minuti sul selciato del cortile.

mercoledì 19 ottobre 2011

FILIPPINE: FREDDATO UN MISSIONARIO CHE SI BATTEVA CONTRO LO SFRUTTAMENTO DELLE MULTINAZIONALI

Un missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), padre Fausto Tentorio, 59 anni, da oltre 32 anni nelle Filippine, è stato assassinato lunedì mattina nell'isola di Mindanao mentre si preparava a partire dalla parrocchia di Nostra Signora del Perpetuo soccorso ad Arakan, in North Cotabato. 


Come ogni lunedì, aveva un incontro con i sacerdoti della diocesi nella casa del vescovo. L'assassino, che secondo testimoni indossava un casco e aveva il volto coperto, si è avvicinato a lui e lo ha ucciso con due colpi alla testa per poi fuggire a bordo di una motocicletta.

P. Tentorio lavorava da tempo fra i gruppi tribali della diocesi, in particolare con i Lumad, vivendo con loro. La sua evangelizzazione comprendeva anche l'impegno per garantire sopravvivenza e diritti a queste popolazioni derubate delle terre ed emarginate. Leonardo Revoca, ex parrocchiano di padre Tentorio e consigliere comunale ad Arakan ha sottolineato l'impegno del missionario per fermare la diffusione dell'industria mineraria, che sta distruggendo la vita delle popolazioni indigene.

L'associazione Kalikasan People’s Network for the Environment ricorda come padre Tentorio sia il sesto attivista anti-minerario assassinato dall'inizio dell'anno. “Il presidente Aquino porta avanti una guerra di bassa intensità contro individui e comunità che lavorano ad alternative di sviluppo comunitario, contrastando l'ingresso del capitale straniero nelle terre ancestrali degli indigeni”.

L'associazione dei popoli tribali Kusog sa Katawhang Lumad (Kalumaran) osserva che padre Tentorio aveva più volte criticato le massicce operazioni militari condotte nella regione contro la guerriglia maoista del New People's Army (Npa) e i movimenti di lotta contro gli espropri delle terre indigene a vantaggio delle multinazionali straniere.

Secondo un comunicato dei Missionari rurali delle Filippine (Rmp), di cui padre Tentorio era un attivo membro, “c'erano già state anni fa minacce alla sua vita da parte del gruppo paramilitare 'Bagani', che opera sotto la giurisdizione del 73° battaglione di fanteria dell'esercito”.Ad esempio lo scorso anno, nel corso del forum Philippine Ecumenical Peace Platform(PEPP) tenutosi a Davao Coty, p. Tentorio aveva dichiarato: “E' evidente che sono i militari a comandare in questo Paese grazie alla legge marziale. Finché i militari non si sottometteranno alla supremazia civile, non ci sarà pace per le comunità indigene.Inutile parlare di pace con il governo se poi i militari boicottano il dialogo. Senza un presidente capace di contrastarli è difficile immaginare un futuro migliore”.

Chiaro e duro anche il comunicato dell'associazione per i diritti umani Barug Katungod Mindanao: “Il presidente Benigno Aquino III si è sporcato le mani di sangue con l'esecuzione sommaria di un missionario cattolico, condotto nell'ambito dell'operazione militare Bayanihan, continuazione dell'assassina operazione Bantay Laya dell'amministrazione Arroyo. E' la stessa violenta politica statale di eliminazione fisica dei dissidenti”.

P. Fausto Tentorio è il terzo missionario del Pime ad essere ucciso nelle Filippine. Nel 1985 padre Tullio Favali è stato ucciso a Tulunan, nella diocesi di Kidapawan, da un gruppo di guardie private armate. Nel 1992, padre Salvatore Carzedda, impegnato nel dialogo con i musulmani, è stato ucciso a Zamboanga. Nel 2007, padre Giancarlo Bossi era stato rapito da un gruppo armato legato al governatore locale, rilasciato dopo oltre due mesi di cattività.

venerdì 7 ottobre 2011

IL NUOVO GOVERNO DANESE E' GIOVANE E SI MUOVE IN BICICLETTA

Dopo la vittoria alle elezioni in Danimarca, la socialdemocratica Helle Thorning-Schmidt, prima donna premier del Paese scandinavo, ha scelto la squadra di governo con cui affronterà il proprio mandato.

La prima novità, oltre alla conquista di genere, è che tra i Ministri ci sono due giovani under 30, con deleghe di tutto rispetto (Thor M. Pedersen, 26 anni, sarà infatti responsabile del Fisco, mentre la ventottenne Astrid Krag curerà il Ministero della Sanità).

La seconda notizia degna di nota è che ben sei Ministri dell’esecutivo si sono recati a corte, per la consueta presentazione alla regina, in sella ad una bicicletta. Una scelta simbolica importante, perché uno dei dati di maggior rilievo, dal punto di vista della proposta politica del nuovo governo danese, è legato anche all’intenzione programmatica di avviare interventi concreti affinché, entro il 2020, le emissioni di anidride carbonica del Paese si riducano del 40% rispetto al 1990, come previsto dagli obblighi dell’Unione europea.

Il governo mira inoltre entro la stesso anno ad aumentare la produzione da fonti rinnovabili in maniera tale da soddisfare ben il 50% del fabbisogno nazionale.

AFGHANISTAN 2001-2011, UN TRISTE BILANCIO

Dopo dieci anni di guerra e occupazione, costata almeno 67mila morti centinaia di migliaia di sfollati, la situazione del Paese è peggiorata sotto ogni punto di vista

Secondo le stime ufficiali (Onu, Nato, Crocerossa, Human Rights Watch) dieci anni di guerra in Afghanistan hanno provocato finora la morte di almeno 67 mila esseri umani: 15mila civili afgani (almeno il doppio secondo stime indipendenti, di fatto è impossibile un calcolo realistico), 38mila guerriglieri talebani, 10mila militari afgani, 2.600 soldati Nato (e 20mila feriti e mutilati) e 1.800 contractors. L'agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) ha calcolato che i combattimenti in Afghanistan hanno provocato solo negli ultimi cinque anni 730mila sfollati, pari a una media di 400 al giornoAd oggi sono ancora sfollate oltre 350mila persone.

Nonostante 40 miliardi di dollari di aiuti versati dalla comunità internazionale dal 2001 a oggi, le condizioni di vita della popolazione afgana non solo non sono migliorate, ma sono peggiorate rispetto all'inizio della guerra: la povertà assoluta è salita dal 23 al 36 per cento della popolazione, l'aspettativa di vita è scesa da 46 a 44 anni (Italia: 81 anni), la mortalità infantile è aumentata dal 147 al 149 per mille (Italia: 3 per mille), il tasso di alfabetizzazione è sceso dal 31 al 28 per cento (Italia:98 per cento).

Come denunciato da innumerevoli inchieste, rapporti ufficiali ed esperti del settore - non ultimo da Pino Arlacchi, vice presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l'Afghanistan - la quasi totalità degli aiuti internazionali è finita nelle tasche dei corrotti governanti di Kabul o è tornata indietro sotto forma di profitti alle aziende occidentali di sicurezza e consulenza e di stipendi degli operatori stranieri delle organizzazioni internazionali e delle Ong. Alla popolazione afgana sono arrivate solo le briciole.

Non stupisce che dopo dieci anni gli afgani, inizialmente ben disposti nei confronti degli stranieri e del governo da essi finanziato e difeso, siano oggi completamente disillusi e apertamente contrari sia all'occupazione straniera (a causa dei crimini di guerra e degli abusi delle forze Usa e Nato), sia al regime di Karzai (dominato da signori della guerra e della droga che sono saliti al potere con sfacciati brogli e che lo esercitano in maniera mafiosa e autoritaria).

In dieci anni di occupazione, la produzione di oppio in Afghanistan ha surclassato quella dell'epoca talebana. Quando il Mullah Omar bandì la coltivazione nel 2000 erano coltivati a papavero 82mila ettari. Nel 2007 erano saliti 193 mila; oggi sono 123mila (un calo da sovrapproduzione imposto dalle regole di mercato). Oggi inoltre l'Afghanistan esporta direttamente eroina (400 tonnellate l'anno) e la consuma (350mila tossicodipendenti e conseguente esplosione dell'Aids). Il business mondiale dell'eroina vale70 miliardi di dollari l'anno.

L'Italia schiera sul fronte di guerra afgano 4.300 soldati. Finora i caduti italiani sono stati 45, centinaia i feriti. La missione militare in Afghanistan costa ogni anno circa 800 milioni di euro, pari a oltre 2 milioni al giorno. Dal 2001 a oggi la guerra in Afghanistan è costata agli italiani quasi 4 miliardi di euro.

Per la cooperazione allo sviluppo dell'Afganistan l'Italia ha speso molto molto meno: 160 milioni di euro negli ultimi cinque anni pari al 6 per cento di quanto speso nello stesso periodo per la missione militare.
FONTE:http://it.peacereporter.net/articolo/30811/Afghanistan+2001-2011%2C+un+triste+bilancio

IN SPAGNA IL SOLE SCALDERA' ANCHE DI NOTTE

Sarà inaugurata il 4 ottobre la centrale solare gigante Gemasolar, nella regione spagnola dell'Andalusia, che sarà in grado di produrre energia elettrica 24 ore su 24 per 25 mila famiglie, grazie ai sali fusi che saranno scaldati a più di 500 gradi.

Sarà inaugurata il 4 ottobre la centrale solare gigante Gemasolar, nella regione spagnola dell'Andalusia. Una struttura all'avanguardia.

Al punto che gli esperti dicono che a Siviglia il sole scalderà anche nelle ore notturne. La struttura sarà in grado di produrre energia elettrica 24 ore su 24 per 25 mila famiglie, grazie ai sali fusi che saranno scaldati a più di 500 gradi.

Gemasolar si estende su una superficie grande quanto 260 campi di calcio e si trova lungo l'autostrada che collega Siviglia a Cordoba. Santiago Arias, direttore tecnico della centrale, sottolinea che si tratta di una centrale solare unica al mondo, che lavora anche quando il sole è tramontato. Tecnicamente viene definita una centrale termica a concentrazione. Niente pannelli fotovoltaici che convertono i watt del sole in watt elettrici. E, tuttavia, una foresta di pannelli giganti circonda la torre che si trova esattamente al centro della struttura. Sono in funzione 2.650 specchi che inviano i raggi del sole verso la cima del faro, se così si può definire.

Per massimizzare la concentrazione dell'energia solare, ognuno degli eliostati di 110 metri quadrati è programmato per seguire la corsa del sole. Bombardato da migliaia di fasci solari, in cima alla torre, del sale fuso (o, all'occorrenza, un cocktail di nitrato di potassio e nitrato di sodio) è portato a 565 gradi centigradi. All'interno di uno scambiatore dove circola acqua, come dentro una centrale nucleare, il calore estremo del sale produce vapore che fa muovere una classica turbina, fornita da Siemens.
In questo periodo, a partire dalle 19,30, il sole non riscalda più la torre. Ma questo non impedisce a Gemasolar di continuare ad avere la turbina funzionante per altre 15 ore. L'energia concentrata dagli specchi è tale che il sale potrebbe in teoria scaldare ancora di più, ma allora ci vorrebbero materiali più resistenti alle alte temperature, che tuttavia sono più costosi. Per questa struttura l'investimento è ammontato a 250 milioni di euro. Torresol, la società che l'ha ideata e la gestisce, appartiene per il 60% all'azienda spagnola di ingegneria Sener. Il resto del capitale (40%) è nelle mani dell'emirato di Abu Dhabi attraverso la società Masdar, che investe massicciamente nelle energie rinnovabili.


Grazie al suo continuo funzionamento,Gemasolar, dotata di una potenza nominale di 20 megawatt, dovrebbe produrre 400 megawattora al giorno. Vale a dire quattro volte più della futura maggiore centrale fotovoltaica della Francia, che sorgerà a Curbans, in Provenza. Quest'ultima però, sarà soggetta all'alternanza giorno-notte e sensibile al passaggio delle nuvole.



giovedì 6 ottobre 2011

DDL INTERCETTAZIONI: CHIUDERE LA BOCCA DEI DISSIDENTI AL REGIME

Tratto dal sito di Wikipedia sulla libera informazione.

Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedentegiudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.

L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".

Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia

mercoledì 28 settembre 2011

TERRA VERSO LA BANCAROTTA: DAL 27 SETTEMBRE SIAMO IN "ROSSO"

Dal 27 settembre il bilancio tra risorse rinnovabili e consumi entra in rosso. Occorrerà cominciare a utilizzare fonti che non si ricaricano, creando forti squilibri ambientali



Il 27 settembre il pianeta entra in rosso. E' l'Earth Overshoot Day. Non siamo ancora al default ecologico, ma la minaccia di bancarotta è concreta e costerebbe più del tracollo della Grecia. Abbiamo consumato tutte le risorse rinnovabili che la Terra ha a disposizione e per andare avanti dobbiamo indebitarci, cioè utilizzare ricchezza che non ci appartiene.

Dobbiamo tagliare le foreste che servono a rallentare la corsa del caos climatico, rubare altri pesci a un mare che si impoverisce anno dopo anno, prelevare acqua dalle vene fossili che non si ricaricano, usare energia fossile turbando l'equilibrio dell'atmosfera, azzerare prati per darli in pasto al cemento.

Continuando così, con una popolazione che sta per sfondare il muro dei 7 miliardi e i consumi pro capite globali in continua crescita, entro la metà del secolo il nostro debito supererà il 100 per cento del Pil ambientale: per portare i conti in pareggio dovremmo avere a disposizione un secondo pianeta. Il calcolo viene dal Global Footprint Network, la rete che calcola la biocapacità globale e la confronta con l'impronta ecologica, cioè con la quantità di risorse e di servizi richiesta dalla specie umana. 

"Oggi estraiamo e utilizziamo circa 60 miliardi di tonnellate di materie prime l'anno: è il 50% in più rispetto a 30 anni fa", osserva Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf. "E' come se mettessimo in circolazione ogni anno 40 miliardi di automobili che per essere parcheggiate richiederebbero uno spazio delle dimensioni di Italia e Austria messe insieme. Ogni essere umano utilizza in media oltre 8 tonnellate di risorse naturali l'anno, 22 chili al giorno. Se si includono i materiali di estrazione inutilizzati, il conto sale a 40 chili pro capite al giorno".

Se due fattori pesano in negativo (aumento della popolazione e aumento dei consumi pro capite) ce n'è uno che gioca un ruolo positivo: il miglioramento della tecnologia che permette di fare di più con meno. Ma finora questa voce non è stata in grado di bilanciare la pressione congiunta della crescita demografica e dei consumi.

"Spingere sul miglioramento tecnologico è necessario e in particolare l'efficienza energetica e le fonti rinnovabili giocheranno un ruolo fondamentale", aggiunge Roberto Brambilla, della Rete Lilliput. "Ma non possiamo pensare di vincere questa partita senza intervenire anche sugli stili di vita. Prendere l'autobus al posto della macchina una o due volte in più a settimana, ridurre il consumo della carne, sostituire lo spostamento materiale con lo spostamento di informazioni sul web sono tutti modi per migliorare la nostra vita alleggerendone l'impatto ambientale".

"Se la limitazione delle risorse si rafforza ancora, sarà come tentare di risalire su una scala mobile che scende", conclude Mathis Wackernagel, lo studioso che costituisce il punto di riferimento obbligato per gli studi sull'impronta ecologica. "Dobbiamo approfittare di questa crisi profonda dell'economia per ricostruirla in modo più sano e duraturo. Un recupero di lungo termine avrà successo solo se avviene contemporaneamente a una sistematica riduzione della nostra dipendenza da risorse che sono limitate. Cambiare rotta è possibile, ma è un percorso che dobbiamo cominciare subito".
FONTE: http://www.repubblica.it/ambiente/2011/09/26/news/overshoot_day-22239830/

giovedì 11 agosto 2011

L’ANIMA DEL FESTIVAL: LA PARTECIPAZIONE!

Si è concluso positivamente il Festival dedicato all’informazione indipendente organizzato da “La busa consapevole”, che ha visto grande coinvolgimento da parte di un pubblico multiculturale di tutte le età. 

Si è concluso domenica a suon di musica il II Festival dell’informazione indipendente organizzato al Parco della Pavese di Torbole sul Garda. Un festival organizzato senza ausilio di sponsor, che ha saputo legare momenti di cultura, musica svago e divertimento, nella cornice verdeggiante del parco della Colonia Pavese. Finalizzato ad accrescere l’importanza dell’informazione, della cultura, della socialità e della partecipazione, come per altro riportato dallo striscione posto dietro il palco principale, (che ha ripreso la storica frase di Giorgio Gaber “libertà è partecipazione”), il festival ha saputo coinvolgere un gran numero di persone, fra cui parecchie famiglie ed un cospicuo numero di turisti. Molti infatti sono stati i momenti di aggregazione, non solo durante i concerti musicali serali, ma anche durante le attività proposte come lo stage di danza afro, l’ora di ginnastica e la scuola di circo, in cui grandi e piccini hanno potuto provare giocoleria, trapezio e filo teso, sotto il cielo azzurro di una giornata calda e soleggiata. La pastasciutta offerta a pranzo è stato un altro successo per il gran numero di persone presenti, che ha ricordato la partecipazione alla vita sociale che caratterizzava le feste di qualche decennio fa. Dopo il pranzo vi è stato modo di presentare alla cittadinanza l’iniziativa “Il bus virtuoso per Ponte nelle Alpi”, organizzata in virtù dei molti appuntamenti proposti dal nostro movimento in materia di rifiuti. Sabato 10 settembre 2011 infatti si vuole portare nella cittadina del bellunese i politici locali che hanno dato la propria adesione all’iniziativa e che si sono impegnati a partecipare, conoscere ed approfondire il metodo di raccolta “porta a porta”, punto di partenza per raggiungere l’obiettivo di una gestione corretta e virtuosa dei rifiuti (riduzione, riuso, riutilizzo e riciclo dei vari materiali differenziati). 

Durante i pomeriggi sono state organizzate alcune conferenze, fra cui quella con Elio Veltri, noto per i suoi libri sugli scandali di Mani Pulite, che sottolineato l’importanza dell’onestà e del rispetto della democrazia e delle istituzioni, oltre a rimarcare l’esigenza di varare la legge sul conflitto d’interessi (nodo mai risolto in Italia!) e la riforma sul finanziamento dei partiti. Andrea Scanzi invece, in virtù della sua esperienza giornalistica e televisiva, ha parlato del triste teatrino della politica, in cui destra e sinistra sono entrambe sempre più accomunate dagli interessi personali e dall’incompetenza di molte delle figure politiche italiane. Tersite Rossi ha scandito le note di un’Italia fitta di misteri e di storie lasciate ingiudicate, mentre Giancarlo Narciso ha presentato l’altra faccia del Trentino, quella degli scempi ambientali e delle grandi opere e infrastrutture. Ad arricchire di sostanza le due giornate sono stati coinvolti attivamente una quindicina di gazebi dei vari movimenti no profit come Emergency, Mandacarù, Arci, Zeitgeist ed alcuni attivisti di Gnucchi (software libero), ma anche negozi e realtà che si ispirano alla filosofia della decrescita. 

Le serate sono state scandite da musica Reggae, Rock e Garage-punk e da alcuni giovani dj provenienti dal vivaio locale, ulteriore prova di come la musica riesca a coinvolgere attivamente molti giovani della nostra zona. Non è stato un caso che il festival si sia concluso con i ritmi allegri e spensierati del gruppo Arcense dei Guanabana, voluti sul palco da molti degli organizzatori, in quanto i ritmi in levare ed i testi delle loro canzoni hanno saputo richiamare i principi e la filosofia che ha mosso l’associazione nella realizzazione di questo evento, che mira a diventare un appuntamento fisso per i prossimi anni. 

Un ringraziamento e un caloroso abbraccio dunque, a tutti quelli che si sono dati da fare ed hanno dato il loro contributo alla miglior realizzazione del Festival, appuntamento giovane ed innovativo che vuole dare alla Busa una motivazione in più per fare bene e per prendere fiducia alla realizzazione di un mondo diverso che, come ha saputo dimostrare il Festival, non è soltanto possibile, ma è a portata di mano, basta volerlo! 

La Busa Consapevole 
“destination of information”

venerdì 8 luglio 2011

FESTIVAL DELL'INFORMAZIONE AL VIA

Finalmente è ufficiale, il festival si farà, 30 e 31 Luglio 2011!


A distanza di oltre un anno dalla prima edizione, proposta al Parco del Rock Master di Arco, il nostro movimento ha deciso per Torbole. Il "II° FESTIVAL DELL'INFORMAZIONE INDIPENDENTE" dunque sarà presentato a Torbole sul Garda, nel parco della colonia Pavese, proprio a pochi passi dalla spiaggia. 
Come l'anno scorso, il festival sarà sviluppato in due giornate a partire dal sabato pomeriggio fino a domenica sera. Saranno alternati momenti di incontro con giornalisti e scrittori, attività all'aperto e musica con gruppi locali. Sarà attiva una libreria dove è possibile acquistare un'ampia scelta di libri, alcuni dei quali proposti dagli stessi autori presenti al festival. 

Saranno inoltre istituiti i gazebi delle varie associazioni impegnate sul territorio ed alcune bancarelle di costumi e prodotti per il corpo. Saranno attivi per tutta la durata del festival il Bar e la Cucina dove sarà possibile mangiare panini caldi.

domenica 26 giugno 2011

HAITI: MA QUALE RICOSTRUZIONE

Un anno e mezzo dopo il sisma che l'ha rasa al suolo ad Haiti la ricostruzione non è ancora ripartita. Milioni di dollari sono stati stanziati ma per gli haitiani l'incubo continua. Controverso un rapporto pubblicato da Usaid

Un controverso rapporto dell'Usaid di qualche settimana fa mette in discussione i numeri relativi al sisma che sconvolse il Paese nel gennaio 2010. Numeri che sono in netto contrasto con quelli che il mondo ha avuto modo di conoscere fino a oggi.

Secondo Usaid, infatti, il numero di morti causati dal sisma sarebbe molto inferiore ai 200/250mila dichiarati dal governo Preval (in carica durante i concitati momenti post sisma) e si attesterebbe fra i 60 e gli 80 mila . Non solo. Sarebbero solo poche migliaia, sempre secondo Usaid, le persone che attualmente vivrebbero nelle tendopoli allestite dalla comunità internazionale. Poco più di 630 mila quelle dichiarate dall'attuale amministrazione. Ma perchè una battaglia sui numeri? Forse, come sostengono a Port au Prince per speculare sugli aiuti umanitari arrivati subito dopo il sisma.

"Dire oggi quanto sia il denaro contante che è arrivato a Haiti è praticamente impossibile. Dire anche se questo denaro sia stato distribuito, e a chi, per iniziare la ricostruzione del paese è altrettanto difficile. La ricostruzione haitiana non ha avuto un momento in cui è iniziata. Almeno io non me ne sono mai accorto", dice R. professionista haitiano vicinissimo alla popolazione e alla società civile che soffre e che da mesi è sotto minaccia di qualche gruppo ancora non definito, infastidito dalla sua attività in favore della ricostruzione del Paese e che spesso è costretto a riparare all'estero per mettere al sicuro se stesso e la sua famiglia.

"Non ci sono notizie in merito ma sarebbe stato studiato un programma per iniziare i lavori di ricostruzione del sistema scolastico. Essendo andato tutti in frantumi dopo il terremoto del gennaio 2010 bisogna mettersi di buona lena e ricostruire le strutture crollate. Ma non basta. Bisogna ricostruire il corpo docente che ha subito perdite pesanti a causa del sisma. E ancora non basta; bisogna ricostruire le strade che portano alle scuole e la rete di servizi che le rendono fruibili: mensa, area ricreativa, classi dotate di computer e laboratori. 

Mi chiedo e chiedo alla comunità internazionale: come è possibile che sia così lenta tutta la macchina della ricostruzione? Di chi è la responsabilità di tutta questa lentezza? A chi si devono appellare i miei concittadini? Io adesso mi sento un po' colpevole di non essere lì con loro. Non posso stare in città perché con le mie azioni in favore dei più deboli devo aver pestato i piedi a qualche gruppo criminale. Di fatto, però, quello che posso dire con certezza e che le giornate proseguono come prima. Tutti alla ricerca di un modo per arrivare a fine giornata con un piatto caldo da dare ai figli. Questo è davvero l'unico pensiero che in questo momento attraversa la mente del 90 percento dei cittadini haitiani. Per quanto riguarda la ricostruzione invece, io sono pronto a scommettere che se mi telefoni fra due anni sarò ancora qui a raccontarti le stesse cose di oggi. Haiti è un paese morto da decenni".

domenica 5 giugno 2011

PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI IMPARIAMO A CONTARE SU NOI STESSI

"Secondo le stime dell'Agenzia Internazionale per l'Energia nel 2010 le emissioni di CO2 hanno raggiunto un livello record, sorpassando del 5% il precedente record del 2008. Si tratta di una grave inversione di tendenza, legata alla ripresa dei consumi post crisi economica, che costituisce una forte battuta d'arresto nella lotta contro i cambiamenti climatici". 

  
Nel 2010 le emissioni di CO2 hanno raggiunto un livello record

Se qualcuno aveva delle perplessità sul fatto che la crescita economica abbia responsabilità sul rapido avvio della terra verso il grill finale, gli ultimi drammatici dati sui cambiamenti climatici tolgono ogni residuo e vano dubbio. E siamo solo all'inizio della fine, perché abbiamo paesi come India e Cina di oltre due miliardi e mezzo di persone che vogliono assolutamente entrare nel novero dei paesi dei balocchi e ne hanno tutto il diritto anche se significa avere il 'privilegio' di autodistruggersi velocemente. Nei prossimi dieci anni a livello globale è previsto un aumento della classe media di un miliardo di persone. 

Siamo già messi disperatamente ora, cosa succederà in dieci anni con un miliardo di persone che avranno la macchina, tutti gli elettrodomestici che abbiamo noi, due cellulari a testa, la tv al plasma, gadget, imballaggi per ogni scemenza, montagne di oggetti di plastica e diavolerie a non finire? 

Sostanzialmente è assai facile prevedere nel giro di pochissimo tempo il mondo come una immensa discarica in preda a sconvolgimenti climatici inarrestabili. Ma non dobbiamo preoccuparci, ci penseranno i governi a risolvere la situazione, quegli stessi governi che continuano a dirci che dobbiamo crescere, cioè aumentare la temperatura del grill. Qualcuno ci dice che dobbiamo crescere green, ma sono specchietti per le allodole e comunque la problematica non cambia granché. 

La crescita economica sta trasformando il Pianeta in una immensa discarica
Crescere green è una contraddizione in termini così come passare ad una macchina che diminuisce un po' i suoi consumi ma allo stesso tempo centuplicare il numero delle macchine in circolazione e quindi il vantaggio del minore consumo va a farsi benedire. E se si aumentano i consumi perché si deve crescere, anche ragionando in un ottica green, quanti miliardi di pannelli fotovoltaici dovremmo produrre con quali risorse, con quale energia, per tenere dietro alla crescita green? Quante merci 'green' dovremmo produrre per saziare la voglia di miliardi di persone di circondarsi di oggetti per riempire il vuoto esistenziale

Ogni summit, ogni conferenza internazionale sui cambiamenti climatici è un flop e non può che essere così dato che prima di tutto viene la crescita. In ogni caso anche volessero agire, i governi hanno tempi di reazione vicini alle ere geologiche, sia perché non ci arrivano proprio essendo scollegati dalla realtà, sia perché sono in grandissima parte espressione di profitti e interessi di pochi che sono contrari al reale benessere delle persone e alla salvaguardia dell'ambiente. 

Se non fosse così, tanto per fare uno degli infiniti esempi possibili, non appena accaduti i disastri di Chernobyl o Fukushima ci sarebbe dovuta essere una moratoria mondiale sul nucleare e visto il pericolo immenso, tutti gli Stati avrebbero dovuto mettere immediatamente fuorilegge le centrali e instaurare ogni misura e intervento per sostituirle. Dati i rendimenti ridicoli delle centrali e quanto poco producono globalmente a livello energetico, sarebbe compito assai facile. 

Invece no, di fronte alla catastrofe, alla minaccia del pianeta che tutt'ora incombe perché a Fukushima la situazione è tutt'altro che risolta, non succede sostanzialmente nulla. Qualche frenatina, qualche attesa di tempi migliori, qualche singolo Stato che si pone il problema e con molta calma, forse, ne uscirà fra un tot di anni. 

Crescere come intendono i nostri governi significa suicidarsi e devastare l'ambiente che ci circonda
Di fronte a tale incoscienza, a tale politica scellerata stiamo ancora ad aspettare che ci pensino i governi? L'unica cosa che potrebbe costringerli loro malgrado ad assecondare un reale cambiamento è una forza potentissima dal basso che cambi radicalmente la situazione. Solo in quel caso, con la paura di perdere potere e privilegi, i governi forse faranno qualcosa ma il vero e unico potere lo ha ognuno di noi, perchè tutto cambia quando ognuno di noi cambia

Sappiamo che si può vivere, alimentarsi, risparmiare e produrre energia, costruire, lavorare, avere socialità e rapporti diversi da quelli che ci dice la pubblicità o ci vuole imporre la crescita, compresa quella colorata un po di green. Quella è la vera stradada intraprendere. Crescere come intendono i nostri governi significa suicidarsi e devastare l'ambiente che ci circonda. La vera e unica crescita che può essere davvero senza fine è quella dell'individuo come persona, della sua consapevolezza, della sua spiritualità, della sua intelligenza, della sua capacità di costruire rapporti e società rispettosi degli altri e dell'ambiente circostante. 

L'altra crescita è follia nella testa di persone che hanno completamente perso ogni umanità e cercano di farci credere con ogni mezzo che ammucchiando merci, soldi, potere, si produca benessere. A questa favoletta sempre meno persone abboccano e i cambiamenti climatici che corrono verso catastrofi irreversibili sono un monito ineludibile. Organizziamoci per resistere, organizziamoci per vivere, contiamo su noi stessi e siamo già tantissimi. Prima che sia troppo tardi. 

Bello lo striscione di Green Peace a Berlino che recitava: "Ogni giorno in più di nucleare è un giorno di troppo". Vista la situazione globale climatica iniziamo da oggi a dire: "Ogni giorno in più di crescita economica è un giorno di troppo". 


lunedì 30 maggio 2011

PREMIO "AMICO DELLA TERRA 2011": LA BUSA CONSAPEVOLE RINGRAZIA



Con grande piacere e soddisfazione "LaBusaConsapevole/movimento per la decrescita felice" ha vinto il premio "AMICO DELLA TERRA 2011", un titolo che premia l'attività di sensibilizzazione e coinvolgimento della cittadinanza sul territorio della Comunità, su argomenti che riguardano la tutela dell'ambiente.

Da parte nostra, molte (e molto ricche) sono state le serate dedicate ai temi della decrescita, ai nuovi stili di vita e alla gestione virtuosa dei nostri rifiuti, oltre ad aver portato nuove conoscenze e spunti per approfondimenti ed obiettive valutazioni; questo premio non può che farci onore ed essere un incentivo per continuare a fare bene e a fare meglio! 

Un ringraziamento particolare va a tutto lo staff del nostro movimento, a tutti quelli che ci hanno appoggiato, a quelli che hanno contribuito alla realizzazione delle attività che abbiamo proposto sul territorio e che continuano a farlo, mossi dalla sensibilità nei confronti della propria terra. 

Grazie allo staff "Amici della Terra Alto Garda" per la fiducia e la stima dimostrata nel tempo, grazie agli altri quattro finalisti, anch'essi socialmente impegnati e motivati, grazie a quella parte politica che non ha chiuso le porte ad argomenti di difficile apprendimento e discussione e che è stata capace di ascoltare ad attingere da esperienze migliori. 

Insomma, grazie a tutti quelli che che si stanno prodigando per una Busa migliore!


Non è sempre facile trarre soddisfazioni da attività culturali ed ancora di meno in ambito ambientale; molto spesso si viene semplicemente isolati ed etichettati come "ambientalisti contro lo sviluppo e la crescita della società". La stessa filosofia della decrescita da noi proposta non mira di certo al ritorno alle candele o ai cavalli come qualcuno si ostina a dichiarare, bensì ad una graduale riduzione delle inefficienze e degli sprechi, finalizzati a ridurre l'impronta ecologica di un dato contesto sociale quale quello dell'Alto Garda. Qualcuno si è mai domandato quanto "pesa" l'Alto Garda in termini ambientali?!
Sono aspetti con i quali è doveroso relazionarsi al più presto se non si vuole essere inghiottiti da questa crisi irreversibile. Sempre più economisti hanno scelto la strada della "green economy" per uscirne, raggiungendo ottimi risultati in termini disviluppo sostenibilerispetto ambientale e nuova occupazione.
E' l'insostenibile realtà in cui viviamo che ci porta a dover ripensare un sistema di sviluppo ed una politica d'intervento che sappia riconoscere i limiti della crescita e dello sviluppo per aprire le porte all'innovazione, che tenga conto dei parametri di salute umana ed ambientaleIn particolar modo nella nostra amata Busa, luogo cementificato all'inverosimile, con grossi problemi di inquinamento causati da una mala gestione dei rifiuti e dove i legami con la natura e madre terra sembrano ormai un vecchio ricordo di qualche foto in bianco e nero.
La salvaguardia del nostro territorio è una priorità, a maggior ragione quando esso ci ha permesso di evolverci ed arricchici negli anni: dobbiamo tutto al lago, alle nostre montagne ed ai nostri prodotti autoctoni. Ed ora, a distanza di qualche decennio ci siamo già dimenticati tutto?
Possiamo far finta di niente, possiamo ignorare chi si sta battendo per tutto ciò o possiamo addirittura inventarci qualche pretesto per essere contro, ma quello non nessuno potrà mai mettere in discussione, sono le tante verità, a molti scomode, che sempre più persone facenti parte della società civile portano all'attenzione della comunità.
E questa alla fine non sono altro che la forza delle idee, la forza di chi ci crede, la forza di chi a cuore i propri figli e le prossime generazioni.