venerdì 28 ottobre 2011

DAL 2012 STOP ALL'ALLEVAMENTO DI GALLINE IN BATTERIA

Dal 1 gennaio 2012 entra in vigore il divieto relativo alle gabbie non modificate (gabbie in batteria) per le galline ovaiole, nonché lo stop al commercio delle uova provenienti da galline in batteria. La Commissione europea rammenta agli Stati membri le loro responsabilità e si prepara ad adottare gli opportuni provvedimenti contro coloro che venissero meno all'obbligo di ottemperare alla pertinente legislazione comunitaria.

video

 
L'applicazione di questa direttiva non introdurrà un cambiamento eclatante nella vita di questi volatili che saranno comunque costretti a vivere nelle gabbie e a produrre uova per soddisfare noi uomini, ma garantirà loro sicuramente delle condizioni di vita leggermente migliori. 

Non dimentichiamoci che attualmente milioni di galline ovaiole vivono in gabbie di batterie; questo tipo di allevamento prevede ventilazione e luce forzata (creandogli diversi problemi alla vista) per far sì che la produzione delle uova aumenti. 

Vivono in spazi più piccoli di un foglio A4 che gli provocano innumerevoli danni: fratture alle ossa, disformismo, osteoporosi. Non possono aprire le ali, farsi bagni di terra, appollaiarsi, deporre uova in un nido. I pulcini maschi, appena nati, vengono separati dalle femmine, triturati vivi, smaltiti come rifiuti o farine di carne, poiché improduttivi. A causa della reclusione impazziscono, presentano comportamenti di tipo violento, diventano cannibali e per questa ragione gli allevatori tagliano loro il becco e somministrano tranquillanti

Purtroppo dalla nuova direttiva si evince che il debeccaggio sarà ancora consentito per prevenire sia il cannibalismo che la plumofagia (patologia comportamentale che spinge gli uccelli in cattività a strapparsi le penne o a strapparle ai loro compagni) purché la mutilazione sia effettuata da personale qualificato su pulcini di età inferiore ai 10 giorni di vita. 

L'unica cosa che possiamo fare, mentre attendiamo che la nuova direttiva entri in vigore, è firmare la petizione e non incentivare il commercio delle uova provenienti da allevamenti in batteria che possiamo facilmente riconoscere controllando il primo numero del codice posto sull'uovo: 3 per le galline in batteria, 2 per le galline allevate a terra, 1 per quelle allevate all'aperto, 0 per le uova biologiche da prediligere in assoluto se ancora non abbiamo eliminato dalla nostra dieta questo alimento. Fonte: IlCambiamento

lunedì 24 ottobre 2011

CON LA MORTE DI GHEDDAFI IL GAS E IL PETROLIO VA AI FRANCESI

Gheddafi è morto e ora una domanda sorge spontanea: tutto il petrolio e il gas disponibile in quali mani finiranno? 

Probabilmente non in quelle italiane bensì in quelle francesi. La sporca guerra per l’oro nero, innescata da Sarkozy e malamente appoggiata dagli italiani, dunque, si conclude con la morte del dittatore e con l’apertura di nuovi scenari sull’approvvigionamento energeticoAppena due giorni fa su Investir la notizia che la francese ha investito 30milioni di dollari fino al 2015 per la modernizzazione delle infrastrutture petrolifere e gasiere, così come dichiarato da Christophe Lecourtier, direttore generale dell’agenzia Ubifrance. L’obiettivo è portare la produzione di petrolio libico a 3 milioni di barili al giorno.

Dal sito Investir.fr si legge:
Total è in trattative con i leader della transizione Consiglio nazionale libico (CNT) per espandere la propria attività a livello locale e prevede di sviluppare un’attività sul gas naturale liquefatto (GNL).

All’Italia resta il gas che arriva attraverso Greenstream riaperto una settimana fa da Eni.
Fonte: EcoBlog

AFGHANISTAN, L'ABU GHRAIB ITALIANA

Un rapporto dell'Onu denuncia le torture ai detenuti della prigione di Herat ricostruita dagli italiani.

La prigione provinciale di Herat diretta dal generale Abdul Sadiq è stata ristrutturata e modernizzata con finanziamenti italiani (91 mila euro) e le sue celle sono piene di presunti talebani catturati dai soldati italiani.

Alla cerimonia di inaugurazione della nuova struttura nel marzo 2010, cui presenziarono il generale italiano Alessandro Veltri e il colonnello Claudio Dei, il ministro afgano della Giustizia, Abidullah Ghalib, disse: "Un Paese sicuro è un Paese che investe nella giustizia, e grazie a questo progetto di cooperazione tra il governo e il comando regionale Isaf i prigionieri potranno seguire corsi di avviamento professionale che li aiuteranno a reinserirsi nella società con migliori prospettive di vita".

Belle parole, drammaticamente in contrasto con la realtà denunciata da un rapporto dell'Onu, che descrive le sistematiche torture inflitte ai detenuti da parte degli agenti dei servizi segreti afghani, il National directorate of security (Nds). Il rapporto parla di "un approccio alla tortura altamente organizzato", secondo una procedura standard riferita da almeno dodici prigionieri.

I detenuti, solitamente molto giovani, vengono prelevati dalle loro celle durante la notte, bendati e con le mani legate dietro la schiena, e portati nella stanza degli interrogatori. Per estorcere loro confessioni e informazioni vengono sbattuti a terra e picchiati sulla schiena e sulle piante dei piedi con cavi elettrici che provocano lacerazioni. Dopodiché, con i piedi sanguinanti, vengono costretti a correre per diversi minuti sul selciato del cortile.

mercoledì 19 ottobre 2011

FILIPPINE: FREDDATO UN MISSIONARIO CHE SI BATTEVA CONTRO LO SFRUTTAMENTO DELLE MULTINAZIONALI

Un missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), padre Fausto Tentorio, 59 anni, da oltre 32 anni nelle Filippine, è stato assassinato lunedì mattina nell'isola di Mindanao mentre si preparava a partire dalla parrocchia di Nostra Signora del Perpetuo soccorso ad Arakan, in North Cotabato. 


Come ogni lunedì, aveva un incontro con i sacerdoti della diocesi nella casa del vescovo. L'assassino, che secondo testimoni indossava un casco e aveva il volto coperto, si è avvicinato a lui e lo ha ucciso con due colpi alla testa per poi fuggire a bordo di una motocicletta.

P. Tentorio lavorava da tempo fra i gruppi tribali della diocesi, in particolare con i Lumad, vivendo con loro. La sua evangelizzazione comprendeva anche l'impegno per garantire sopravvivenza e diritti a queste popolazioni derubate delle terre ed emarginate. Leonardo Revoca, ex parrocchiano di padre Tentorio e consigliere comunale ad Arakan ha sottolineato l'impegno del missionario per fermare la diffusione dell'industria mineraria, che sta distruggendo la vita delle popolazioni indigene.

L'associazione Kalikasan People’s Network for the Environment ricorda come padre Tentorio sia il sesto attivista anti-minerario assassinato dall'inizio dell'anno. “Il presidente Aquino porta avanti una guerra di bassa intensità contro individui e comunità che lavorano ad alternative di sviluppo comunitario, contrastando l'ingresso del capitale straniero nelle terre ancestrali degli indigeni”.

L'associazione dei popoli tribali Kusog sa Katawhang Lumad (Kalumaran) osserva che padre Tentorio aveva più volte criticato le massicce operazioni militari condotte nella regione contro la guerriglia maoista del New People's Army (Npa) e i movimenti di lotta contro gli espropri delle terre indigene a vantaggio delle multinazionali straniere.

Secondo un comunicato dei Missionari rurali delle Filippine (Rmp), di cui padre Tentorio era un attivo membro, “c'erano già state anni fa minacce alla sua vita da parte del gruppo paramilitare 'Bagani', che opera sotto la giurisdizione del 73° battaglione di fanteria dell'esercito”.Ad esempio lo scorso anno, nel corso del forum Philippine Ecumenical Peace Platform(PEPP) tenutosi a Davao Coty, p. Tentorio aveva dichiarato: “E' evidente che sono i militari a comandare in questo Paese grazie alla legge marziale. Finché i militari non si sottometteranno alla supremazia civile, non ci sarà pace per le comunità indigene.Inutile parlare di pace con il governo se poi i militari boicottano il dialogo. Senza un presidente capace di contrastarli è difficile immaginare un futuro migliore”.

Chiaro e duro anche il comunicato dell'associazione per i diritti umani Barug Katungod Mindanao: “Il presidente Benigno Aquino III si è sporcato le mani di sangue con l'esecuzione sommaria di un missionario cattolico, condotto nell'ambito dell'operazione militare Bayanihan, continuazione dell'assassina operazione Bantay Laya dell'amministrazione Arroyo. E' la stessa violenta politica statale di eliminazione fisica dei dissidenti”.

P. Fausto Tentorio è il terzo missionario del Pime ad essere ucciso nelle Filippine. Nel 1985 padre Tullio Favali è stato ucciso a Tulunan, nella diocesi di Kidapawan, da un gruppo di guardie private armate. Nel 1992, padre Salvatore Carzedda, impegnato nel dialogo con i musulmani, è stato ucciso a Zamboanga. Nel 2007, padre Giancarlo Bossi era stato rapito da un gruppo armato legato al governatore locale, rilasciato dopo oltre due mesi di cattività.

venerdì 7 ottobre 2011

IL NUOVO GOVERNO DANESE E' GIOVANE E SI MUOVE IN BICICLETTA

Dopo la vittoria alle elezioni in Danimarca, la socialdemocratica Helle Thorning-Schmidt, prima donna premier del Paese scandinavo, ha scelto la squadra di governo con cui affronterà il proprio mandato.

La prima novità, oltre alla conquista di genere, è che tra i Ministri ci sono due giovani under 30, con deleghe di tutto rispetto (Thor M. Pedersen, 26 anni, sarà infatti responsabile del Fisco, mentre la ventottenne Astrid Krag curerà il Ministero della Sanità).

La seconda notizia degna di nota è che ben sei Ministri dell’esecutivo si sono recati a corte, per la consueta presentazione alla regina, in sella ad una bicicletta. Una scelta simbolica importante, perché uno dei dati di maggior rilievo, dal punto di vista della proposta politica del nuovo governo danese, è legato anche all’intenzione programmatica di avviare interventi concreti affinché, entro il 2020, le emissioni di anidride carbonica del Paese si riducano del 40% rispetto al 1990, come previsto dagli obblighi dell’Unione europea.

Il governo mira inoltre entro la stesso anno ad aumentare la produzione da fonti rinnovabili in maniera tale da soddisfare ben il 50% del fabbisogno nazionale.

AFGHANISTAN 2001-2011, UN TRISTE BILANCIO

Dopo dieci anni di guerra e occupazione, costata almeno 67mila morti centinaia di migliaia di sfollati, la situazione del Paese è peggiorata sotto ogni punto di vista

Secondo le stime ufficiali (Onu, Nato, Crocerossa, Human Rights Watch) dieci anni di guerra in Afghanistan hanno provocato finora la morte di almeno 67 mila esseri umani: 15mila civili afgani (almeno il doppio secondo stime indipendenti, di fatto è impossibile un calcolo realistico), 38mila guerriglieri talebani, 10mila militari afgani, 2.600 soldati Nato (e 20mila feriti e mutilati) e 1.800 contractors. L'agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) ha calcolato che i combattimenti in Afghanistan hanno provocato solo negli ultimi cinque anni 730mila sfollati, pari a una media di 400 al giornoAd oggi sono ancora sfollate oltre 350mila persone.

Nonostante 40 miliardi di dollari di aiuti versati dalla comunità internazionale dal 2001 a oggi, le condizioni di vita della popolazione afgana non solo non sono migliorate, ma sono peggiorate rispetto all'inizio della guerra: la povertà assoluta è salita dal 23 al 36 per cento della popolazione, l'aspettativa di vita è scesa da 46 a 44 anni (Italia: 81 anni), la mortalità infantile è aumentata dal 147 al 149 per mille (Italia: 3 per mille), il tasso di alfabetizzazione è sceso dal 31 al 28 per cento (Italia:98 per cento).

Come denunciato da innumerevoli inchieste, rapporti ufficiali ed esperti del settore - non ultimo da Pino Arlacchi, vice presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l'Afghanistan - la quasi totalità degli aiuti internazionali è finita nelle tasche dei corrotti governanti di Kabul o è tornata indietro sotto forma di profitti alle aziende occidentali di sicurezza e consulenza e di stipendi degli operatori stranieri delle organizzazioni internazionali e delle Ong. Alla popolazione afgana sono arrivate solo le briciole.

Non stupisce che dopo dieci anni gli afgani, inizialmente ben disposti nei confronti degli stranieri e del governo da essi finanziato e difeso, siano oggi completamente disillusi e apertamente contrari sia all'occupazione straniera (a causa dei crimini di guerra e degli abusi delle forze Usa e Nato), sia al regime di Karzai (dominato da signori della guerra e della droga che sono saliti al potere con sfacciati brogli e che lo esercitano in maniera mafiosa e autoritaria).

In dieci anni di occupazione, la produzione di oppio in Afghanistan ha surclassato quella dell'epoca talebana. Quando il Mullah Omar bandì la coltivazione nel 2000 erano coltivati a papavero 82mila ettari. Nel 2007 erano saliti 193 mila; oggi sono 123mila (un calo da sovrapproduzione imposto dalle regole di mercato). Oggi inoltre l'Afghanistan esporta direttamente eroina (400 tonnellate l'anno) e la consuma (350mila tossicodipendenti e conseguente esplosione dell'Aids). Il business mondiale dell'eroina vale70 miliardi di dollari l'anno.

L'Italia schiera sul fronte di guerra afgano 4.300 soldati. Finora i caduti italiani sono stati 45, centinaia i feriti. La missione militare in Afghanistan costa ogni anno circa 800 milioni di euro, pari a oltre 2 milioni al giorno. Dal 2001 a oggi la guerra in Afghanistan è costata agli italiani quasi 4 miliardi di euro.

Per la cooperazione allo sviluppo dell'Afganistan l'Italia ha speso molto molto meno: 160 milioni di euro negli ultimi cinque anni pari al 6 per cento di quanto speso nello stesso periodo per la missione militare.
FONTE:http://it.peacereporter.net/articolo/30811/Afghanistan+2001-2011%2C+un+triste+bilancio

IN SPAGNA IL SOLE SCALDERA' ANCHE DI NOTTE

Sarà inaugurata il 4 ottobre la centrale solare gigante Gemasolar, nella regione spagnola dell'Andalusia, che sarà in grado di produrre energia elettrica 24 ore su 24 per 25 mila famiglie, grazie ai sali fusi che saranno scaldati a più di 500 gradi.

Sarà inaugurata il 4 ottobre la centrale solare gigante Gemasolar, nella regione spagnola dell'Andalusia. Una struttura all'avanguardia.

Al punto che gli esperti dicono che a Siviglia il sole scalderà anche nelle ore notturne. La struttura sarà in grado di produrre energia elettrica 24 ore su 24 per 25 mila famiglie, grazie ai sali fusi che saranno scaldati a più di 500 gradi.

Gemasolar si estende su una superficie grande quanto 260 campi di calcio e si trova lungo l'autostrada che collega Siviglia a Cordoba. Santiago Arias, direttore tecnico della centrale, sottolinea che si tratta di una centrale solare unica al mondo, che lavora anche quando il sole è tramontato. Tecnicamente viene definita una centrale termica a concentrazione. Niente pannelli fotovoltaici che convertono i watt del sole in watt elettrici. E, tuttavia, una foresta di pannelli giganti circonda la torre che si trova esattamente al centro della struttura. Sono in funzione 2.650 specchi che inviano i raggi del sole verso la cima del faro, se così si può definire.

Per massimizzare la concentrazione dell'energia solare, ognuno degli eliostati di 110 metri quadrati è programmato per seguire la corsa del sole. Bombardato da migliaia di fasci solari, in cima alla torre, del sale fuso (o, all'occorrenza, un cocktail di nitrato di potassio e nitrato di sodio) è portato a 565 gradi centigradi. All'interno di uno scambiatore dove circola acqua, come dentro una centrale nucleare, il calore estremo del sale produce vapore che fa muovere una classica turbina, fornita da Siemens.
In questo periodo, a partire dalle 19,30, il sole non riscalda più la torre. Ma questo non impedisce a Gemasolar di continuare ad avere la turbina funzionante per altre 15 ore. L'energia concentrata dagli specchi è tale che il sale potrebbe in teoria scaldare ancora di più, ma allora ci vorrebbero materiali più resistenti alle alte temperature, che tuttavia sono più costosi. Per questa struttura l'investimento è ammontato a 250 milioni di euro. Torresol, la società che l'ha ideata e la gestisce, appartiene per il 60% all'azienda spagnola di ingegneria Sener. Il resto del capitale (40%) è nelle mani dell'emirato di Abu Dhabi attraverso la società Masdar, che investe massicciamente nelle energie rinnovabili.


Grazie al suo continuo funzionamento,Gemasolar, dotata di una potenza nominale di 20 megawatt, dovrebbe produrre 400 megawattora al giorno. Vale a dire quattro volte più della futura maggiore centrale fotovoltaica della Francia, che sorgerà a Curbans, in Provenza. Quest'ultima però, sarà soggetta all'alternanza giorno-notte e sensibile al passaggio delle nuvole.



giovedì 6 ottobre 2011

DDL INTERCETTAZIONI: CHIUDERE LA BOCCA DEI DISSIDENTI AL REGIME

Tratto dal sito di Wikipedia sulla libera informazione.

Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedentegiudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.

L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".

Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia